A cuore aperto... fisso intensamente questa pagina come se potesse mordermi...
A cuore aperto.... difficile mettersi in gioco... ok ci provo.... già a cuore aperto...
Ma come si fa quando il cuore lo si vorrebbe tenere chiuso, sigillato, serrato? Periodo di tanti pensieri, emozioni, sensazioni, positive e negative, lacrime e risate... ho il timore del crollo della diga, no, non è esatto.
Ho proprio una paura fottuta.
Non mi riconosco, non sono io, trascinata da umori di altri, paura di sorridere, paura di sbagliare, voglia di abbracciare, di toccare, di chiudere gli occhi e voglia di scappare, di negare... che succede?
Non riesco a trovare il bandolo della matassa, non riesco a capire i rapporti causa-effetto, non so cosa cazzo c'è che non va e soprattutto se c'è qualcosa che non va.
Mi trovo a camminare in punta di piedi e a correre per brevi tratti, a fermarmi, a ripartire, a cambiare direzione.
Qual'è il problema?
Almeno questo credo di averlo capito: è che so cosa vorrei ma non so cosa voglio.
Questi silenzi mi stanno uccidendo.
Quanto sopra l'ho scritto un anno e mezzo fa. E' passato tanto tempo, sono successe tante cose. La mia vita è cambiata.
E io sono di nuovo lì, a sbattere contro le pareti di una stanza buia, senza riuscire a trovare l'interruttore. Ho paura, mi spaventa non trovare la luce.
Prendo a prestito delle parole che mi hanno toccato l'anima.
Qualcuno una volta mi disse, o scrisse (non ricordo), di una libreria piena di volumi da riordinare: l'unico modo per poterlo fare è di ammassare tutti i volumi per terra e reinserirli uno alla volta.
Lentamente.
Altrimenti si rischia di trovare il luogo sbagliato per il libro sbagliato, di confondere lo scaffale consacrato al romanzo della vita con l'angolino per il romanzetto rosa letto da ragazzina sotto l'ombrellone.
Continuo a essere nella fase dell'ammasso di libri per terra. Ne ho alcuni sul comodino, altri sulla scrivania, mi aiutano a superare i momenti difficili, cerco delle risposte, apro una pagina a caso e la trovo la risposta, la cerco, me la impongo.
La so già e non la voglio accettare.
Combatto da mesi per essere chiara con me, con gli altri, senza riuscirci veramente. Il terrore di fare e farmi del male. Assurdo.
Vorrei solo dare tutto quello che posso.
Regalarmi.
Ottenere in cambio.
Vedere il mio sorriso riflesso sul volto di qualcun'altro.
Stringere fino a provare dolore.
Fare l'amore con tutta la forza del mio corpo.
Esplodere in pianto.
I ricci non devi spaventarli.
Ai ricci ti devi avvicinare piano, con delicatezza, al massimo fare un sorriso e poi andare via.
Devi lasciare loro il tempo di aprirsi, di potersi fidare, di crederti e di cercarti.
Ci vorrà tempo, e pazienza, e voglia d' aspettare.
Ci vorrà delicatezza.
Il riccio è un fiore volante come una farfalla, che l' agitarsi allontana.
Poi magari un giorno, tutto d' un tratto, ti troverai a scherzare, ridere, parlare con un riccio.
E dopo un po' di volte, mentre parlerai, magari ti dimenticherai di stare attento, e pur avendolo chiamato per abbracciarlo, il riccio fraintendendo una tua parola, si chiuderà di colpo, e ti farà male.
Si chiuderà e punto, perchè tocca sempre ai non ricci la prima carezza, e poco conta se ne abbiano o meno le forze, in quel momento.
Il riccio se ne va, e tu lo lasci andare, perchè sai, perchè hai già sperimentato, che non potrai sempre avere la forza di essere bello e rassicurante.
Quella carezza, a volte, la vuoi tu, per primo.
E dunque scriverai solo dopo un po', per salutare, quando il riccio si sarà già chiuso, per mandare un fiore che, in quel momento, non potrà oltrepassare mai la corazza dell' insicurezza..
Ma è giusto così, perchè quella lettera era comunque il primo passo.
Non so chi l'abbia scritta, forse la mia amica Irene, o forse anche lei l'ha solo copiata e incollata.
L'ho cercata. L'ho ritrovata. E ve la riporto. Perchè è vera, così tremendamente vera...
Un sorriso e un abbraccio a tutti coloro che lo vorranno da un non riccio che teme di trasformarsi in riccio.
So you face it with a smile
There is no need to cry
For a trifle's more than this
Will you still recall my name
And the month it all began
Will you release me with a kiss
Have I tried to draw the veil
If I have - how could I fail?
Did I fear the consequence
... dazed by carelss words
Cosy in my mind
Chorus: I don't mind
I think so
I will let you go
Now you shaped that liquid wax
Fit it out with crater cracks
Sweet devotion- my delight
Oh, you're such a pretty one
And the naked thrills of flesh and skin
Would tease me through the night
"Now i hate to leave you bare
If you need me I'll be there
Don't you ever let me down"
..dazed by careless words
Cosy in my mind
Chorus
And I touched your face
Narcotic mind from lazed Mary-Jane
And I called your name
Like an addicted to cocaine calls for the stuff he'd rather blame
And I touched your face
Narcotic mind from lazed Mary-Jane
And I called your name
My cocaine
In sottofondo, mentre vago curiosando per i blog.
Ce ne sono di splendidi.
E io amo questa canzone...
Alice cominciava a essere stanca di starsene seduta insieme a sua sorella lungo la riva del fiume, senza niente da fare: una volta o due aveva lanciato un'occhiata al libro che la sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure né dialoghi, "e a cosa serve un libro senza figure e dialoghi?" pensava Alice.
Su consiglio di un caro amico (che adoro......) aggiungo un nuovo link.
Spero soddisfi i Vostri gusti!
Ma quanto è figa la bionda del mio template?
Fatta eccezione per le orecchie a punta ("Ginocchia a punta? Allora è lei!", cfr. "Tre uomini e una gamba") , se proprio vogliamo guardare il capello....
Anzi, a proposito di capello, guardate le doppie punte (Appunto. Punto).
E chissà quanta cellulite sotto quel vestitino bianco....
Eheheheh mi sa che mi sto proprio esaurendo se mi preoccupo della cellulite di un elfo!!!
Comunque....VOGLIO ANCH'IO QUEGLI STIVALI (maledetta passione per le scarpe!).
Scrivo a te, direttamente, anche se mai leggerai queste mie righe.
A cosa serve, allora?
Diresti tu, con la tua solita impulsività rivestita di raziocinio.
Ad alleggerire il cuore.
A far evaporare queste lacrime che spingono inesorabili per uscire.
E, forse, a chiudere questa maledetta porta.
Non ci riesco, ancora.
Mi manchi, amico mio.
Mi manchi da morire.
Mi manca la tua presenza, mi mancano le tue attenzioni.
Mi mancano i tuoi occhi e quel modo meraviglioso che avevano di guardarmi, che mi faceva sentire protetta, abbracciata, preziosa.
Mi manca il tuo sorriso, che sorgeva lento e tanto mi scaldava il cuore.
Mi manca quel tuo prendermi in giro per i miei "non lo so".
Mi manca anche quel tuo dirmi, dopo i periodi di distacco che inevitabilmente si creavano tra noi, che il tuo amore per me non era morto, che avevo ancora il potere di donarti emozioni.
Tu, questo potere, su di me non l'hai mai perso.
Ma so che questo lo sai già.
Sono sei mesi che ti ho perso, ormai.
E nel modo peggiore.
Ti ho perso perchè non ho avuto il coraggio di guardare a fondo nei miei sentimenti, di trattenerti, di fare chiarezza tra di noi.
Ci siamo persi perchè non abbiamo mai voluto fidarci fino in fondo l'uno dell'altra.
E mai come ora sento, vivo, soffro il peso della tua lontanza da me.
Vorrei, non sai quanto vorrei, riportarti qui.
Ma tu ora sei felice, mi dicono.
E io non ho alcun diritto di rientrare nella tua vita.
In quella vita, probabilmente, non c'è più spazio per me, ma mai farei qualcosa che potrebbe far vacillare la serenità che hai appena conquistato.
Te la meriti, davvero.
Anche adesso, io non posso fare altro che ringraziarti.
Per essermi stato amico.
Per esserci stato, magari non sempre, ma spesso.
Perchè so che ancora mi vuoi bene.
E so che se stai lontano è perchè è giusto così.
Uno dei libri che più ho amato nella mia vita è il Piccolo Principe.
Quante verità in quelle poche pagine: l'essenziale è invisibile agli occhi.
E come la volpe che hai voluto addomesticare a tutti i costi, serberò nel cuore il tuo regalo più prezioso: il colore del grano.
Continuerò ad amarti, con tutto il cuore, da lontano.


Sei come la Nike di Samotracia
a Parigi
o insonne amore:
anche ferito,
con lo stesso ardore,
tendi le braccia mutilate e voli.
Maria Pawlikoswka
Trad. M. Bersano Begey
(En Orihuela, su pueblo
y el mío, se me ha muerto
como del rayo Ramón Sijé,
con quien tanto quería.)
Yo quiero ser llorando el hortelano
de la tierra que ocupas y estercolas,
compañero del alma, tan temprano.
Alimentando lluvias, caracolas
y órganos mi dolor sin instrumento,
a las desalentadas amapolas
daré tu corazón por alimento.
Tanto dolor se agrupa en mi costado,
que por doler me duele hasta el aliento.
Un manotazo duro, un golpe helado,
un hachazo invisible y homicida,
un empujón brutal te ha derribado.
No hay extensión más grande que mi herida,
lloro mi desventura y sus conjuntos
y siento más tu muerte que mi vida.
Ando sobre rastrojos de difuntos,
y sin calor de nadie y sin consuelo
voy de mi corazón a mis asuntos.
Temprano levantó la muerte el vuelo,
temprano madrugó la madrugada,
temprano estás rodando por el suelo.
No perdono a la muerte enamorada,
no perdono a la vida desatenta,
no perdono a la tierra ni a la nada.
En mis manos levanto una tormenta
de piedras, rayos y hachas estridentes
sedienta de catástrofes y hambrienta.
Quiero escarbar la tierra con los dientes,
quiero apartar la tierra parte a parte
a dentelladas secas y calientes.
Quiero minar la tierra hasta encontrarte
y besarte la noble calavera
y desamordazarte y regresarte.
Volverás a mi huerto y a mi higuera:
por los altos andamios de las flores
pajareará tu alma colmenera
de angelicales ceras y labores.
Volverás al arrullo de las rejas
de los enamorados labradores.
Alegrarás la sombra de mis cejas,
y tu sangre se irán a cada lado
disputando tu novia y las abejas.
Tu corazón, ya terciopelo ajado,
llama a un campo de almendras espumosas
mi avariciosa voz de enamorado.
Periodo difficile questo.
Mille emozioni che si accavallano, che spingono e, forse, anche ristagnano.
Il bisogno di esprimerle.
E questo blog. Per sfogarle, per conoscermi, per.............boh! ( o forse...bohg!!! ehehehe... che cazzata!)
Un'esperienza in cui mi sono tuffata per poi frenare in corsa, me ne rendo conto.
Non ho ancora capito se mi sarà amico. A voi è mai capitato? Io che per natura sono logorroica, incasinata, una persona che esprime, che butta fuori tutto......qui mi sento un pò bloccata. Quasi sotto esame. Come se avessi il blocco dello scrittore. L'ansia della pagina bianca (nera in questo caso, ma è un dettaglio.......). Eppure mi dico: non è niente, è solo uno spazio, un tuo spazio, perchè è così difficile aggiornarlo? non lo so. Forse è un limite che non sapevo di avere. Forse non sono capace di mettermi in gioco sino in fondo. Forse, forse, forse. Forse, semplicemente, non è il momento. Oppure devo solo imparare ad addomesticare questa parte di me che ha paura di qualcosa che non riesce a comprendere.

Generalmente, quando si legge un libro, giunti all'ultima pagina ci si imbatte nei ringraziamenti dell'autore nei confronti di chi, per un motiivo o per l'altro, ha contribuito almeno in parte alla nascita di un'opera letteraria. Mi è capitato addirittura di imbattermi nel commovente ringraziamento di uno scrittore al proprio gatto ( e a quel punto mi sono chiesta: chissà quale contributo il saccente felino avrà apportato alla nascita di questo capolavoro? a meno che, naturalmente, non fosse accompagnato da cous cous e piselli, nel qual caso posso intuirlo). Non mi sto, tuttavia, riferendo a L. Sepulveda: nella redazione della meravigliosa storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare aveva preso come spunto il proprio, ahimè, scomparso micio......comunque ora smetto di divagare e torno al punto.
Nei film i ringraziamenti seguono i titoli di coda. Non conosco proprio nessuno che abbia la pazienza di sorbirsi tutto l'interminabile elenco di macchinisti, tecnici luci e via discorrendo per scoprire chi siano le persone che il regista ringrazia tanto vivamente.
Pertanto, per evitare che chiunque passi di qui si stanchi molto in fretta di quello che vi trova, vorrei iniziare questa nuova avventura proprio con un sentito ( e doveroso) ringraziamento.
A Monyv per avermi iniziata ai misteri del blog.
A colei che, con estrema pazienza, ha tentato di spiegarmi come orientarmi in questo per me sconosciutissimo nuovo mondo.
Se qualcuno, prima o poi, riuscirà mai a leggere questo post...... bè il merito sarà tutto suo.... quindi prendetevela con lei, io declino ogni responsabilità!
Scherzi a parti, vorrei avere la fantasia e la proprietà di linguaggio che appartiene agli scrittori quando stendono i propri ringraziamenti.
Non avendola, e mancandomi pure un dizionario dei sinonimi e dei contrari a portata di mano, mi limito a dirle: grazie piccola!
E non solo........
Accidenti, sto impazzendo nella scelta del template...... il che è già un ottimo passo avanti visto che fino ad un ora fà se qualcuno mi avesse parlato di templates io avrei pensato unicamente al Sacro Graal ed a George Stobbard (male, male, male... cfr. Broken Sword).