LA VERA STORIA DI PENSIEROFILIA
( racconto collettivo realizzato dagli amici di Pensierofilia )
C'era una volta, tanto tempo fa...
un luogo incantato sospeso fra lo spazio ed il tempo, in cui tutti, ma proprio tutti, non avevano bisogno di ricorrere alla parola per indovinare il pensiero degli altri né per comunicare il proprio perché bastavano gli sguardi: sguardi intensi, lunghi, seri, felici, tristi allegri; sguardi impregnati di emozione e di significato. Intorno il silenzio ed una pace surreale.
Ma un giorno la serenità fu interrotta dall'arrivo della Parola.
Parole cariche di rabbia repressa, infelici che crearono un clima invivibile, pieno di rancore e rabbia. A cosa era dovuto? Come era potuto succedere ciò? Il fatto è che erano scappate le parole. Erano state relegate per anni, anzi secoli, anzi millenni, in un universo parallelo. Ma proprio quel giorno lì, per uno strano scherzo del destino, avevano deciso di fuggire. Non era cattiveria vera e propria, non volevano fare del male a nessuno, non immaginavano affatto i guai che avrebbero causato, erano solo delle mattacchione che cercavano un po' più di libertà.
Una notte dal cielo comparve una luce accecante, a cui proseguì una voce tonante...
Il popolo uscì di casa e s’inchinò d fronte a colui che pensavano essere "dio" e, quando la luce parlò, disse loro: “Fate buon uso delle parole perché esse possono essere usate per costruire città, emozioni e futuro, come anche essere utilizzate per ferire e distruggere l'umanità con la negatività generata da maldicenze e cattiverie!”
Un principe, solo e sconsolato, non riusciva a trovare l'anima gemella, la persona con cui condividere il resto della vita. Al castello arrivavano fanciulle da ogni parte del mondo... belle, brutte, alte, magre, simpatiche, antipatiche... donne di ogni tipo... ma non c'era nulla da fare perché... il principe era gay!
Egli, oltre ad essere accusato d'omosessualità, solo per avuto un 'esperienza gay , era anche un rompi scatole. Infatti pur avendo ereditato il titolo di re , era per la democrazia , ed era simpatizzante dei libertari, e s'era messo a fare una radio libera di cui era direttore e redattore, dove denunciava intralazzi per una discarica abusiva, abusi edilizi, e altri fenomeni di ecomafia, attacando sia la destra che la sinistra . Ed è per questo che con tutte le scuse possibili tentarono di zittirlo e, per la prima volta in europa, chiusero una radio per diffamazione.
Ma non era solo. Aveva ricevuto la solidarietà di altri rompicoglioni, in particolare i “ragazzi di locri” - come li chiamano i media - ossia il sito www.ammazzatecitutti.org associazione antimafia dal basso [1].
E fu così che un giorno il principe fu arrestato per diffamazione e per spaccio di droga (lui voleva solo liberalizzarla) e finì in carcere, ma ci rimase per poco perché c'era l'indulto e, per sua fortuna, ci passò solo una settimana durante la quale fece delle conoscenze interessanti, tra cui una persona molto anziana, con lunghi capelli bianchi e barba incolta: gli raccontò che tantissimi anni or sono la PAROLA era libera; c'erano parole di tutti i generi, di tutte le lingue, belle e brutte, dolci e cattive, ma tutte formavano una frase, un discorso compiuto... poi venne l'era digitale e con gli sms, mms, htlm e altri codici vari, tutte si trasformarono, incasinando i vocabolari che per secoli le avevano contenute... e allora, con molta calma, cercò di fargli sentire la potenza delle parole, la libertà del pensiero, la forza delle emozioni. Stuzzicò la sua immaginazione e risvegliò la sua coscienza profonda. Gli parlò dei tempi antichi, del bene e del male. Riuscì ad arrivare al suo cuore e parlò fin quando, guardandolo, non capì che il messaggio era stato ricevuto.
Allora il popolo si adattò, ed insieme al proprio re gay, inventarono un vocabolario gigante che potesse contenere tutte le parole del mondo, scritte in tutte le lingue accompagnate, ognuna dai propri simboli. Crearono un librone dalle pagine imbiancate e che il tempo non avrebbe mai reso polvere... le parole furono felici.
In quel regno fatato, sospeso tra lo spazio e il tempo, si trovò a passare una piccola vecchietta e, riflettendo su quanto andava via via scrivendo quel popolo di scrittura, si ritrovò a pensare che sì, la parola è nata libera, ma che usata male questa libertà poteva trasformare la parola in una spada, poiché è da millenni che si sa: una parola può valere anche la morte… bisognerebbe rilegarne almeno quelle più letali: pena di morte, guerre, genocidio, infanticidio… e creare delle scuole nuove, solo per imparare quelle che fanno più semplice e bella la vita: uguaglianza, pace, fratellanza, rispetto, giustizia, utopia…
«Utopia» - questa parola rimbomba nel capo rassegnato della vecchina, che riprende la strada riflettendo su tutte queste belle parole, ritrovate in questo mondo fatato, sospeso tra lo spazio e il tempo.
Ma il tempo cambia le cose e le cose alle volte prendono una piega diversa.
Un martedì arrivò la fatina romantica che vedendolo sconsolato e triste si fece raccontare la sua storia. Ascoltò attentamente ed escogitò la magia più adatta a lui. Prese un pezzo di luna, una punta di stelle e una goccia salata di mare e fece una miscela esplosiva.. lui fidandosi ciecamente lo ingurgitò senza pensarci due volte e in men che non si dica si trasformò.................
Così, alcuni abitanti di quel libero paese, decisero che era ora di liberare tutte le parole prigioniere. Chiunque si opponeva o era troppo lento finiva in prigione. «Parole» si chiamava quel gruppo di abitanti. Le Parole decisero che c'erano parole “buone” e parole “cattive”. Così iniziarono ad imprigionare anche tutti quelli che dicevano parole cattive. A un certo punto le prigioni divennero piene di persone non omologate.
Le prigioni, in quel libero regno, non erano affatto male: stanze ariose, pasti appetitosi... era quasi facile adattarvisi. Or dunque, in prigione soggiornano le persone non omologate; fuori, nel libero paese, quelle omologate. Eppure all'inizio, il presupposto di liberar le Parole, in quel così Bel Paese era buono e speranze dettava...
Che fare ora con un Paese diviso fra omologhi e non omologhi, dove andrà a finire l'identità nazionale? Eh, l'identità nazionale... problema quanto mai scomodo per un regno come quello.. la gente non sapeva più dove sbattere la testa. Non poteva nemmeno sfogarsi perché, chi diceva parole cattive, veniva imprigionato... ma le parole buone non bastavano più per esprimere tutto ciò che avrebbe dovuto essere detto e, allora, si resero conto che c'era bisogno di TUTTE le parole, non solo di quelle buone, di quelle di comodo... di quelle piacevoli all'orecchio ed al cuore…
E arrivò un mago che era stato scacciato tanti anni addietro. Per vendicarsi fece un incantesimo che imprigionò tutte le parole nella sua villa e rese tutti gli abitanti muti.
Il silenzio s'impadronì quasi totalmente del Regno e fu così che gli abitanti dovettero ascoltare forzatamente la voce più importante: quella della propria coscienza...
Triste ironia quella che fece scaturire nel mago l'odio per le parole....avrebbe potuto vendicarsi in qualunque modo: avrebbe potuto uccidere in un sol colpo tutti gli abitanti, avrebbe potuto rapirne i figli, ma scelse di rapire le parole. La frustrazione amplificata dal trascorrere degli anni per il peso di un nome che in ognuno fa nascere un sorriso di scherno, che in tutte le menti dà luogo alla medesima associazione di idee: questo fu il motivo per cui Mago Merdino rapì le parole...se fosse riuscito a trovare e distruggere quell'unica piccola parolina, se solo fosse riuscito a disgregare quella sequenza di 5 lettere a cui il suo nome era indissolubilmente legato, allora sarebbe stato finalmente libero... in fondo desiderava solo essere un uomo come tutti gli altri... già, come tutti gli altri... ma gli altri come erano veramente? Ecco. Questo si chiedeva adesso, mentre scarabocchiava frasi non sense in quel libricino che teneva nascosto sotto la cassettiera e che era il suo luogo di distrazione preferito. Un libricino in cui da anni riportava ogni sensazione raccolta nello scrutare sui volti della gente quelle piccole oasi di incertezze che li rendevano indiscutibilmente persone uniche. Avrebbe avuto lì delle risposte certe sul mondo di "tutti gli altri", presso il quale tentava di avere accesso. Doveva essere facile tra quei fogli trovare la parola magica, la chiave d'accesso. Li sfogliava con frenetica voglia di fare presto e bene. Ma, passarono delle ore e della parola perduta nessuna traccia ancora...
Ecco, all’improvviso... la parola perduta si è materializzata in un baule pieno di cioccolato. Ecco qual era la parola, era «cacao»!!!!
Avrebbe potuto spacciare tal sostanza schifosa sotto il nome di cioccolato? E sì che gli uomini credono a tutto ciò che luccica.... ma da qui a tramutare quintali di merda in cioccolato, dai e dai, alla fine la puzza sarebbe venuta fuori, non si può pensare che ci siano solo persone che mangiano ogni cosa si metta loro nel piatto.... come fare?
Ed in quel momento capì che il mondo avrebbe dovuto fare a meno della cioccolata.
Il mago cattivo credeva che la parola magica fosse «cacao», ma si sbagliava; il bel principe gay invece sull'isola desertissima assieme al mago buono aveva scoperto la felicità...
Allora, nella più completa solitudine, decise di andare ad esplorare il mondo marino sotterraneo. Lì avrebbe trovato la magia, il sortilegio giusto. Voleva l'amore ed esplorare il mondo marino. Così iniziò. Nel mondo marino trovo il cavallo marino, montò e continuo la sua ricerca verso il suo amore perduto. Il cavallo marino non aveva mai sentito nominare il mare. Quando il mago gli disse di cavalcare le onde, si rifiutò.
«Non mi fido di quello che non conosco» - disse.
«Quando di una parola ti sfugge il significato» - gli rispose il mago - «non serve deviare il percorso».
Il cavallo annuì. Senza sapere come si chiamava quello che stava facendo, si gettò tra le onde e capì che, qualunque fosse stato il nome di quell'acqua salata che gli coccolava il cuore e il cervello, lui avrebbe continuato a chiamarla: Felicità.
S'inabissarono sin nel nero più profondo, là dove i raggi del sole non giungono. Il cavallo marino a poco a poco prese dimestichezza con quell'abisso, sentendosi parte della materia, lasciandosi guidare dal Mago e dalle correnti marine sino a quel punto all'orizzonte che avrebbe cambiato il futuro ad entrambi.
«Si, ma tu vieni con me» - disse al mago - e cavalcando le onde della felicità si sentiva sempre più sereno, in pace con se stesso; cavallo marino e mago erano tutt'uno con l'acqua, si fondevano l'uno con l'altro, felici come non erano da tempi lontani... Allora è questo il segreto? Cavalcare le onde della tristezza e degli affanni... sentirsi liberi da vincoli e da pensieri oscuri...
Com'è bella questa sensazione, ma durerà? E così pensando arrivarono ad un'isola...
L'isola che avrebbe cambiato il futuro ad entrambi, sommersa nel fondo più fondo dell'oceano, era l'isola di Armonia. In quell'isola sconosciuta da tutti, infatti, chi vi approdava raggiungeva la quiete dell'anima, che ti fa osservare il mondo assieme al Marchese Contrasto (fonte da sempre di progresso) ma anche alla Contessa Comprensione (che ti dona la forza di ascoltare).
Ma l'isola armonia chiedeva un tributo ai suoi visitatori. Il tributo era quello di rinunciare alla parola «sempre».
«Nulla è per sempre!» - gridava quell'isola.
In compenso, il mago avrebbe potuto ritrovare la cioccolata. «Che fare?» - si chiedeva il mago -
«Voglio davvero annullare questa parola?»
Ma la parola magica doveva essere di sole 5 lettere; capì subito che poteva trattarsi di «AMORE». Cos'altro sennò poteva salvarli dalle parole, soprattutto dalle parole cattive. Già, perché prima dell'avvento delle parole, coi silenzi si stava bene, e gli sguardi bastavano a tutto, e a tutti. Ma è sorprendente come le parole avessero cambiato le cose all'improvviso... Chi l'ha detto che per i cambiamenti ci vuole tempo? Era bastata la prima parola e... zac!!! la situazione era divenuta insostenibile, odio, maldicenze, cattiveria... bisognava salvare tutto e al più presto!!!
E ritornare ai silenzi ed agli sguardi... che allora sì che forse la parola Amore, o forse solo il concetto che essa esprimeva, avrebbe trionfato, ma ci voleva l'impegno di tutti. Ed il mago e il principe lo sapevano, e così, loro per primi rinunciarono alle parole, per far vincere l'amore. Sperando che quando avessero portato la parola magica nel mondo incantato sospeso fra lo spazio ed il tempo, i sudditi avrebbero capito, e avrebbero rinunciato anche loro alle parole...
Invece no, i sudditi non volevano rinunciare alle parole. Ora che erano di nuovo uscite allo scoperto volevano farne l'uso che credevano! Si formò allora un comitato 'pro uso libero parola' che voleva sobillare il silenzio dell'AMORE. Ma anche il comitato si spaccò in due. C'era il gruppo, che voleva lasciare spazio a tutte le parole indistintamente e il gruppo che voleva prendersi l'onere di operare una scelta tra parole d'amore e parole non-d'amore (una specie di Accademia della Crusca "Amorevole").
Ma il principe non ebbe il tempo di porsi molte domande perché la sua attenzione fu attirata da un essere che si avvicinava, sempre di più, sempre di più... Camminava sereno, avvolto da una luce che non aveva mai visto prima , manifestava una serenità che lui non conosceva più da tempo, da troppo tempo... Non era che un bambino, o almeno tale pareva per aspetto, dimensioni , modalità di guardare il mondo...
«Cos'è che ti meraviglia tanto? E cos'è che ha smesso di meravigliarti? Ma soprattutto quando ti è successo tutto questo?» – e senza aspettare risposta proseguì il suo cammino, lasciando il suo ascoltatore interdetto.
Il principe senza un motivo apparente scoppiò a piangere e ridere nello stesso medesimo istante. Decise di fermarsi.
«Forse sono stanco» - pensò.
Chiuse gli occhi e solo in quel momento si rese conto di quanto lontano lo avesse portato quel viaggio iniziato quasi per gioco, senza fiducia…
Pensò a lungo. Si guardò intorno e si rese conto di essere completamente solo. Non c'era più Mago e tanto meno il cavallo marino. Nessuno intorno a lui. Anche i colori dell'isola erano cambiati. Tutto era diverso.
«Sono i tuoi pensieri ad averti trasportato altrove» - sentì dire da qualcuno che non vedeva.
«Dove sono?» - domando il principe.
«Sei chiuso in un sogno! Questa voce che ti parla non è altro che la tua stessa coscienza e tu questo già lo sapevi, vero?»
«Si» - rispose - «Sapevo che la voce veniva da me, questo spesso accade, ma mai l'avevo sentita così forte. Ora sento di doverti parlare e usare tutte le parole che conosco per descrivere la mia incredibile storia: essa è il tutto ed è il niente, forse è vana come questo sogno o forse è reale come la forza che uno scrittore mette in ogni parola... questa storia non può che usare il linguaggio delle fiabe ed iniziare così: C'era una volta,tanto tempo fa...».
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Grazie a tutti!! 
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[1] Questa parte, inserita da compagnidiviaggio, è ispirata ad una storia vera, quella di Alessio Di Paolo, giornalista siciliano pestato, minacciato per la sua lotta e denunciato, cfr. www.tgcom.mediaset.it e www.senzareti.it