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martedì, 27 febbraio 2007

Tutta la vera verità sulla scomparsa di Conigliolo

IN RELAZIONE A DETTO CAPO DI IMPUTAZIONE

Dunque. Vediamo di fare chiarezza su alcuni punti.
Si è ingenerato un grosso equivoco di fondo.
Procediamo con ordine nell'esatta riscostruzione dei fatti oggetto dell'odierno  procedimento.


IN DATA XX.XX.XXXX mi accingevo a recarmi in Tribunale per un'importante udienza relativa ad un complicato procedimento civile in tema di servitù di passaggio.
Mentre procedevo balzellon balzelloni ripassando mentalmente i capitoli di prova su cui avrebbero dovuto essere escussi i testimoni previsti per quel giorno, mi vedevo improvvisamente travolgere da un grosso coniglio bianco dotato di panciotto e orologio a cipolla.
Il predetto coniglio, nella sua folle corsa, assumeva di essere in ritardo e farneticava sulla circostanza che, per il suddetto ritardo, gli sarebbe stata tagliata la testa.


Completamente stordita dall'evento, che l'Ill.mo Giudice concorderà con la sottoscritta possa essere assunto a pieno diritto nella categoria del caso fortuito, perdevo l'equilibrio e, incidentalmente, mi sfuggiva di mano la pratica relativa alla già citata udienza civile.
Detta pratica si involava e, altrettanto fortuitamente, terminava la propria traiettoria centrando in piena la nuca di un giovine passante.


Immediatamente, veloce come il fulmine, mi accingevo a prestare soccorso al giovine, non prima di aver annotato la targa del veicolo condotto dal bianconiglio ed aver mentalmente redatto la conseguente richiesta danni alla di lui compagnia assicurativa.
Il giovine appariva alquanto stranito.
Dopo aver declinato le proprie generalità (tale Bunny Anderson) sosteneva di dover a tutti i costi seguire il coniglio bianco.
Forse per firmare la dichiarazione amichevole di incidente, pensavo io.


Estremamente preoccupata per le condizioni fisiche e mentali del giovine e, poichè lo stesso sosteneva di non poter rientrare a casa perchè inseguito da un tale "Agente Smith", mi premunivo di accompagnarlo alla mia abitazione.
Ho dovuto utilizzare una certa "veemenza" perchè il giovine, nel suo stato mentale evidentemente confuso, non appariva convinto della necessità di riposare.


Ricordo che dovevo comunque recarmi all'udienza civile e con una certa urgenza.
Nell'occorso mi sono dunque vista costretta ad "assicurare" il soggetto al letto, tramite due paia di autoreggenti nuove di zecca della marca "La Perla" (reperto 4 di cui al fascicolo del P.M) di cui mi riservo di chiedere il rimborso nella separata causa civile in quanto ritrovatele smagliate e, di conseguenza, completamente inutilizzabili.
Ed è fatto notorio che le calze della marca "La Perla" non siano esattamente economiche.
Pertanto non corrisponde al vero la circostanza riferita dalla parte lesa di essersi risvegliato " con le catene ai polsi e bendato di tutto punto".
La catena di cui al reperto 5 fascicolo P.M. appartiene al mio motorino, guasto oramai da due settimane e che, pertanto, mi ero premunita di riportare in casa poichè inutile.


Per tornare alla ricostruzione dei fatti.
Non appena rientrata a seguito dell'udienza mi sono subito preoccupata di somministrare qualche medicina al povero giovine, che continuava a lamentarsi di presunti dolori con grande veemenza.
Visto che avevo da poco seguito un'importante vertenza per un'azienda farmaceutica che, in attesa di saldare la parcella, mi aveva gentilmente omaggiato di una certa quantità di medicinali, ho provveduto a somministrare la di loro medicina Neoborocillina Acchiapparelli al soggetto.
Purtoppo la stessa doveva essere assunta a stomaco pieno.
Nel timore che il giovine potesse risultare allergico a qualche cibaria mi sono limitata, in via del tutto precauzionale, a fornirgli unicamente pane e acqua.


Mentre pensavo che il giovine, acchetatosi, riposasse, ho approfittato per provare la parte assegnatami nel Titus Andronicus Shakespeariano.
Mai avrei potuto immaginare che il soggetto, dopo aver irrimediabilmente distrutto le mie calze autoreggenti, si sarebbe lanciato dalla finestra al primo piano della mia stanza (da cui le escoriazioni rilevate dal Pronto Soccorso) e si sarebbe disperso per giorni nel centro di Bologna in cui, si sa, "non si perde neanche un bambino".


In seguito alla fuga del giovine, non ho avuto più sue notizie sino alla notifica del presente decreto di citazione a giudizio.


In ordine all'accusa di presunte molestie sessuali, invoco la scriminante dello  stato di necessità ex art. 54 c.p., derivante da comprovata e prolungata astinenza da attività sessuale (vedasi lista testi dell'imputata) e caratterizzata dalla presenza di maschio LAPINO (rectius: latino) nel mio letto che mi ha indotto a tentare una delicata avance.
Questi i fatti.
Per tutto quanto sopra esposto


VISTA


- l'incontestabile insufficienza delle prove indiziare raccolte;
- l'applicazione del principio in dubio pro reo;
- la sussistenza della scriminante dello stato di necessità di cui all'art. 54 c.p.;


P.Q.M


CHIEDO


- disporsi sentenza di non luogo a procedere e conseguente assoluzione piena perchè il fatto non sussiste e/o non costituisce reato e/o non è considerato dalla legge come reato;
- IN SUBORDINE: l'applicazione della pena nei minimi edittali con la concessione delle attenuanti generiche;
- IN OGNI CASO: il dissequestro immediato degli stivali viola in quanto in nessun caso gli stessi possono essere considerati  "corpo del reato".
Rilevo vizio formale poichè avrebbe dovuto procedersi a sequestro probatorio (avente finalità di assicurazione della prova) anzichè, come è avvenuto, a sequestro giudiziario.
Con osservanza

A VOI LA SENTENZA!!!!!!


(Miiiiiii, mi sono dovuta ristudiare tutta la procedura penale per la redazione di questo post. Pagherai Conigliolo, eccome se pagherai).

postato da campanellino77 alle ore 18:50 | Permalink | commenti (19) / commenti (19) (pop-up)
categoria: deliri, minkiate, ne resterà solo uno


domenica, 25 febbraio 2007

Smentita ufficiale

Visto che splinder è piccolo e la gente mormora, mi vedo costretta ad emettere il seguente comunicato stampa:

Conigliolo è stato liberato, spontaneamente. Nessun riscatto è mai stato pagato dalla famiglia.

Non gli è stato torto neppure un pelo, è ben pasciuto e saltellante come prima.

Potete appurarlo personalmente, se non mi credete.

Per quello che riguarda la presunta relazione con Catopedro: NO COMMENT.

Non concedo foto.

Grazie a tutti.

Questo post comunicato stampa è stato realizzato senza effettuare alcun esperimento su animali.

postato da campanellino77 alle ore 15:13 | Permalink | commenti (25) / commenti (25) (pop-up)
categoria: deliri, bloggheggiando, minkiate, sono una star, ne resterà solo uno


domenica, 25 febbraio 2007

Assolutamente da non perdere

hotelFAMILIE FLOEZ


HOTEL PARADISO

2006_hotelparadiso_web


di Stefan Ferencz, Maike Jansen, Thomas Rascher, Hajo Schüler, Michael Vogel, Nicolas Witte
con Stefan Ferencz, Maike Jansen, Thomas Rascher, Nicolas Witte
maschere: Hajo Schüler
regia di Michael Vogel
 
In un luogo imprecisato tra i ghiacci alpini e le cioccolate calde, al confine tra avventure di sogno e sogni di avventure, si snoda questo misterioso (e incredibilmente divertente) thriller di ambientazione montana.
Un morto fa male agli affari, si sa.
La pacifica atmosfera dell'Hotel di montagna "Paradiso" viene sconvolta quando un ospite, dimenticato nell'ascensore, viene ritrovato morto.
L'hotel è al completo ed il cadavere deve sparire.
Urs, portiere e gestore dell'hotel, tenta di tutto ma il cadavere si comporta in maniera decisamente inusuale, riapparendo nei momenti meno appropriati....

I sei attori si incrociano sulla scena senza una parola per più di un'ora.
Hanno il volto coperto da maschere, ma questo non impedisce loro di essere espressivi, travolgenti, insomma di comunicare gli stati d'animo che si celano tra le pieghe della vita di tutti i giorni.
Anzi.
Non fanno rimpiangere neppure per un attimo le parole non dette, le espressioni attoriali celate dalle maschere.
Merito dell'autentico spirito clownesco di questa compagnia decisamente transeuropea che ci riporta per un attimo a quelle atmosfere magiche e surreali, del migliore Festival of Fools.
Si alternano in almeno una trentina di ruoli diversi per creare un teatro che mescola danza, acrobazie, clown, maschere e musica.
Un meccanismo perfetto di teatro trascinante, spiritoso, inventivo.

Assolutamente da non perdere!!!!!!

 

TEATRO DELUSIO

teatrodelusio3


Se con "Ristorante immortale"i Floz ci hanno insegnato che si può ridere con intelligenza delle piccole banalità della vita, con "TEATRO DELUSIO" ci fanno vedere l’altra faccia della medaglia, di tutto quello che sta dietro i lustrini ed i luccichini della scena, del teatro, dello spettacolo.
Che ogni successo è lavoro e fatica, è fango e mani sporche di sudore, è affanno ed amore ed odio.
In poche parole è energia vitale, è materia che pulsa.
Le maschere dal volto esterrefatto, dai nasi abnormi, prendono vita e sembrano assumere espressioni diverse di volta in volta.
In tre si dividono in una trentina di personaggi ben assortiti e variegati.
I tre tecnici di scena iniziali,  devono preparare al meglio il palco per gli artisti.
C’è l’operaio imbranato e pasticcione che ha le vertigini ed ha paura di salire sulla scala ed è preso più a leggere o a giocare col proprio furetto che a lavorare sodo, c’è l’elettricista muscoloso e dal martello facile, c’è il capo mastro anziano e grasso che controlla e vigila e si innamora per l’ultima o l’ennesima volta.
E ci sono le invidie e le gelosie tra artisti, tutte prime donne, ed i lavoranti.
Entrano in scena le grandi doti di trasformisti di Paco Gonzales e soci: il triangolista che sbaglia sempre l’entrata tra palco e camerini, il trombettista ballerino, il direttore d’orchestra dai capelli sparati, che sembra Herbert Von Karaian, il percussionista che ha dimenticato una bacchetta, l’anziano violinista quasi del tutto cieco, un soprano, la divina Callas?, una parrucchiera-truccatrice che si fa un’overdose di lacca, la donna delle pulizie, i provinanti dalle belle speranze ma bocciati, i ritardatari, l’impresario del teatro, intrallazzone ed armeggione tra vari amori.
E poi l’esilarante coreografo in calzamaglia attillata, ovviamente omosessuale, e poi amanti che si scambiano, s’azzuffano, si prendono e si perdono in un continuo tourbillon emozionale tra maschere, costumi e tanta varia umanità dove molti del mestiere si sono rivisti e riconosciuti.
Non manca il fantasma dell’opera che aleggia, proteggendolo, in teatro: è una bambina dal volto pallido, forse anemica economicamente ma che ancora ha energie da vendere, autoironia, semplicità ed amore per tutti quelli, vicini e lontani, bazzicano le tavole di legno o le poltrone in velluto della platea.

delusio5


RISTORANTE IMMORTALE

ristoranteimmortale


Da qualche parte tra il paradiso e l'inferno, al centro dell'universo e in nessun luogo c'è il Ristorante immortale.
Un ristorante deserto, senza avventori, ma il cui personale infaticabile si dibatte in un mix mutevole di aspirazioni e sotterfugi, in un labirinto assurdo e frenetico di intrighi e disperazione, dove le ceste della biancheria sporca si trasformano in navi volanti e i piatti in nacchere per un tango surreale.
Ogni giorno questo microcosmo apre le porte e si prepara ad accogliere i clienti che non arriveranno mai.
C'è il maître, vanitoso ed ambizioso, che sogna di rilevare il locale, vuole essere sempre al centro dell'attenzione ed è costantemente sopra le righe.
C'è il  vecchio cameriere che da tempo dovrebbe essere in pensione, ma per paura e pigrizia rimane in questo luogo abbandonato da Dio.
C'è la cuoca cicciona, che come l'ambasciatrice di un altro mondo vive isolata in cucina, senza clienti, con a disposizione tutto il tempo per fare un po' di musica con la sua fisarmonica.
E così le note di Senza Fine di Gino Paoli diventano quasi la partitura drammaturgica dello spettacolo.


Prossime date

FEBBRAIO

- 26, ITC Teatro, S. Lazzaro (Bologna) ore 15.00, HOTEL PARADISO

- 27, 28 Teatro Rifredi, Firenze, HOTEL PARADISO

MARZO

 - 1, 3 Teatro Rifredi, Firenze, HOTEL PARADISO

- 15,  Città di Castello, RISTORANTE IMMORTALE

- 16, Russi ,RISTORANTE IMMORTALE

- 17, Rubiera, RISTORANTE IMMORTALE

- 20, 21, Piacenza, RISTORANTE IMMORTALE

- 22, Avigliana, RISTORANTE IMMORTALE

- 23, Salerno, RISTORANTE IMMORTALE

postato da campanellino77 alle ore 13:51 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: teatro, consigli per gli acquisti


mercoledì, 21 febbraio 2007

La forza della parola

Pregherei gli esimi visitatori di fare un salto qui, appena possono.

E magari lasciare il proprio contributo.

Io lo trovo incantevole.

Aggiornamento del 24.02.07.

Ecco il risultato finale

LA VERA STORIA DI PENSIEROFILIA

( racconto collettivo realizzato dagli amici di Pensierofilia )

 

     C'era una volta, tanto tempo fa...
un luogo incantato sospeso fra lo spazio ed il tempo, in cui tutti, ma proprio tutti, non avevano bisogno di ricorrere alla parola per indovinare il pensiero degli altri né per comunicare il proprio perché bastavano gli sguardi: sguardi intensi, lunghi, seri, felici, tristi allegri; sguardi impregnati di emozione e di significato. Intorno il silenzio ed una pace surreale.
     Ma un giorno la serenità fu interrotta dall'arrivo della Parola.
Parole cariche di rabbia repressa, infelici che crearono un clima invivibile, pieno di rancore e rabbia. A cosa era dovuto? Come era potuto succedere ciò? Il fatto è che erano scappate le parole. Erano state relegate per anni, anzi secoli, anzi millenni, in un universo parallelo. Ma proprio quel giorno lì, per uno strano scherzo del destino, avevano deciso di fuggire. Non era cattiveria vera e propria, non volevano fare del male a nessuno, non immaginavano affatto i guai che avrebbero causato, erano solo delle mattacchione che cercavano un po' più di libertà.
     Una notte dal cielo comparve una luce accecante, a cui proseguì una voce tonante...
Il popolo uscì di casa e s’inchinò d fronte a colui che pensavano essere "dio" e, quando la luce parlò, disse loro:  “Fate buon uso delle parole perché esse possono essere usate per costruire città, emozioni e futuro, come anche essere utilizzate per ferire e distruggere l'umanità con la negatività generata da maldicenze e cattiverie!”

     Un principe, solo e sconsolato, non riusciva a trovare l'anima gemella, la persona con cui condividere il resto della vita. Al castello arrivavano fanciulle da ogni parte del mondo... belle, brutte, alte, magre, simpatiche, antipatiche... donne di ogni tipo... ma non c'era nulla da fare perché... il principe era gay!
     Egli, oltre ad essere accusato d'omosessualità, solo per avuto un 'esperienza gay , era anche un rompi scatole. Infatti pur avendo ereditato il titolo di re , era per la democrazia , ed era simpatizzante dei libertari, e s'era messo a fare una radio libera di cui era direttore e redattore, dove denunciava intralazzi per una discarica abusiva, abusi edilizi, e altri fenomeni di ecomafia, attacando sia la destra che la sinistra . Ed è per questo che con tutte le scuse possibili tentarono di zittirlo e, per la prima volta in europa, chiusero una radio per diffamazione.
     Ma non era solo. Aveva ricevuto la solidarietà di altri rompicoglioni, in particolare i “ragazzi di locri”  - come li chiamano i media - ossia il sito
www.ammazzatecitutti.org associazione antimafia dal basso [1].
     E fu così che un giorno il principe fu arrestato per diffamazione e per spaccio di droga (lui voleva solo liberalizzarla) e finì in carcere, ma ci rimase per poco perché c'era l'indulto e, per sua fortuna, ci passò solo una settimana durante la quale fece delle conoscenze interessanti, tra cui una persona molto anziana, con lunghi capelli bianchi e barba incolta: gli raccontò che tantissimi anni or sono la PAROLA era libera; c'erano parole di tutti i generi, di tutte le lingue, belle e brutte, dolci e cattive, ma tutte formavano una frase, un discorso compiuto... poi venne l'era digitale e con gli sms, mms, htlm e altri codici vari, tutte si trasformarono, incasinando i vocabolari che per secoli le avevano contenute... e allora, con molta calma, cercò di fargli sentire la potenza delle parole, la libertà del pensiero, la forza delle emozioni. Stuzzicò la sua immaginazione e risvegliò la sua coscienza profonda. Gli parlò dei tempi antichi, del bene e del male. Riuscì ad arrivare al suo cuore e parlò fin quando, guardandolo, non capì che il messaggio era stato ricevuto.
     Allora il popolo si adattò, ed insieme al proprio re gay, inventarono un vocabolario gigante che potesse contenere tutte le parole del mondo, scritte in tutte le lingue accompagnate, ognuna dai propri simboli. Crearono un librone dalle pagine imbiancate e che il tempo non avrebbe mai reso polvere... le parole furono felici.

     In quel regno fatato, sospeso tra lo spazio e il tempo, si trovò a passare una piccola vecchietta e, riflettendo su quanto andava via via scrivendo quel popolo di scrittura, si ritrovò a pensare che sì, la parola è nata libera, ma che usata male questa libertà poteva trasformare la parola in una spada, poiché è da millenni che si sa: una parola può valere anche la morte… bisognerebbe rilegarne almeno quelle più letali: pena di morte, guerre, genocidio, infanticidio… e creare delle scuole nuove, solo per imparare quelle che fanno più semplice e bella la vita: uguaglianza, pace, fratellanza, rispetto, giustizia, utopia…
     «Utopia» - questa parola rimbomba nel capo rassegnato della vecchina, che riprende la strada riflettendo su tutte queste belle parole, ritrovate in questo mondo fatato, sospeso tra lo spazio e il tempo. 

     Ma il tempo cambia le cose e le cose alle volte prendono una piega diversa.
Un martedì arrivò la fatina romantica che vedendolo sconsolato e triste si fece raccontare la sua storia. Ascoltò attentamente ed escogitò la magia più adatta a lui. Prese un pezzo di luna, una punta di stelle e una goccia salata di mare e fece una miscela esplosiva.. lui fidandosi ciecamente lo ingurgitò senza pensarci due volte e in men che non si dica si trasformò.................

    
Così, alcuni abitanti di quel libero paese, decisero che era ora di liberare tutte le parole prigioniere. Chiunque si opponeva o era troppo lento finiva in prigione. «Parole» si chiamava quel gruppo di abitanti. Le Parole decisero che c'erano parole “buone” e parole “cattive”. Così iniziarono ad imprigionare anche tutti quelli che dicevano parole cattive. A un certo punto le prigioni divennero piene di persone non omologate.
     Le prigioni, in quel libero regno, non erano affatto male: stanze ariose,  pasti appetitosi... era quasi facile adattarvisi. Or dunque, in prigione soggiornano le persone non omologate; fuori, nel libero paese, quelle omologate. Eppure all'inizio, il presupposto di liberar le Parole, in quel così Bel Paese era buono e speranze dettava...

      Che fare ora con un Paese diviso fra omologhi e non omologhi, dove andrà a finire l'identità nazionale? Eh, l'identità nazionale... problema quanto mai scomodo per un regno come quello.. la gente non sapeva più dove sbattere la testa. Non poteva nemmeno sfogarsi perché, chi diceva parole cattive, veniva imprigionato... ma le parole buone non bastavano più per esprimere tutto ciò che avrebbe dovuto essere detto e, allora, si resero conto che c'era bisogno di TUTTE le parole, non solo di quelle buone, di quelle di comodo... di quelle piacevoli all'orecchio ed al cuore…
     E arrivò un mago che era stato scacciato tanti anni addietro. Per vendicarsi fece un incantesimo che imprigionò tutte le parole nella sua villa e rese tutti gli abitanti muti.
Il silenzio s'impadronì quasi totalmente del Regno e fu così che gli abitanti dovettero ascoltare forzatamente la voce più importante: quella della propria coscienza...
     Triste ironia quella che fece scaturire nel mago l'odio per le parole....avrebbe potuto vendicarsi in qualunque modo: avrebbe potuto uccidere in un sol colpo tutti gli abitanti, avrebbe potuto rapirne i figli, ma scelse di rapire le parole. La frustrazione amplificata dal trascorrere degli anni per il peso di un nome che in ognuno fa nascere un sorriso di scherno, che in tutte le menti dà luogo alla medesima associazione di idee: questo fu il motivo per cui Mago Merdino rapì le parole...se fosse riuscito a trovare e distruggere quell'unica piccola parolina, se solo fosse riuscito a disgregare quella sequenza di 5 lettere a cui il suo nome era indissolubilmente legato, allora sarebbe stato finalmente libero... in fondo desiderava solo essere un uomo come tutti gli altri... già, come tutti gli altri... ma gli altri come erano veramente? Ecco. Questo si chiedeva adesso, mentre scarabocchiava frasi non sense in quel libricino che teneva nascosto sotto la cassettiera e che era il suo luogo di distrazione preferito. Un libricino in cui da anni riportava ogni sensazione raccolta nello scrutare sui volti della gente quelle piccole oasi di incertezze che li rendevano indiscutibilmente persone uniche. Avrebbe avuto lì delle risposte certe sul mondo di "tutti gli altri", presso il quale tentava di avere accesso.  Doveva essere facile tra quei fogli trovare la parola magica, la chiave d'accesso. Li sfogliava con frenetica voglia di fare presto e bene. Ma, passarono delle ore e della parola perduta nessuna traccia ancora...

     Ecco, all’improvviso... la parola perduta si è materializzata in un baule pieno di cioccolato. Ecco qual era la parola, era «cacao»!!!!
     Avrebbe potuto spacciare tal sostanza schifosa sotto il nome di cioccolato? E sì che gli uomini credono a tutto ciò che luccica.... ma da qui a tramutare quintali di merda in cioccolato, dai e dai, alla fine la puzza sarebbe venuta fuori, non si può pensare che ci siano solo persone che mangiano ogni cosa si metta loro nel piatto.... come fare?
Ed in quel momento capì che il mondo avrebbe dovuto fare a meno della cioccolata.
Il mago cattivo credeva che la parola magica fosse «cacao», ma si sbagliava; il bel principe gay invece sull'isola desertissima assieme al mago buono aveva scoperto la felicità... 
     Allora, nella più completa solitudine, decise di andare ad esplorare il mondo marino sotterraneo. Lì avrebbe trovato la magia, il sortilegio giusto. Voleva l'amore ed esplorare il mondo marino. Così iniziò. Nel mondo marino trovo il cavallo marino, montò e continuo la sua ricerca verso il suo amore perduto. Il cavallo marino non aveva mai sentito nominare il mare. Quando il mago gli disse di cavalcare le onde, si rifiutò.
«Non mi fido di quello che non conosco» - disse.
«Quando di una parola ti sfugge il significato» - gli rispose il mago - «non serve deviare il percorso».
Il cavallo annuì. Senza sapere come si chiamava quello che stava facendo, si gettò tra le onde e capì che, qualunque fosse stato il nome di quell'acqua salata che gli coccolava il cuore e il cervello, lui avrebbe continuato a chiamarla: Felicità.
     S'inabissarono sin nel nero più profondo, là dove i raggi del sole non giungono. Il cavallo marino a poco a poco prese dimestichezza con quell'abisso, sentendosi parte della materia, lasciandosi guidare dal Mago e dalle correnti marine sino a quel punto all'orizzonte che avrebbe cambiato il futuro ad entrambi.
«Si, ma tu vieni con me» - disse al mago - e cavalcando le onde della felicità si sentiva sempre più sereno, in pace con se stesso; cavallo marino e mago erano tutt'uno con l'acqua, si fondevano l'uno con l'altro, felici come non erano da tempi lontani... Allora è questo il segreto? Cavalcare le onde della tristezza e degli affanni... sentirsi liberi da vincoli e da pensieri oscuri...
Com'è bella questa sensazione, ma durerà? E così pensando arrivarono ad un'isola...
     L'isola che avrebbe cambiato il futuro ad entrambi, sommersa nel fondo più fondo dell'oceano, era l'isola di Armonia. In quell'isola sconosciuta da tutti, infatti, chi vi approdava raggiungeva la quiete dell'anima, che ti fa osservare il mondo assieme al Marchese Contrasto (fonte da sempre di progresso) ma anche alla Contessa Comprensione (che ti dona la forza di ascoltare).
Ma l'isola armonia chiedeva un tributo ai suoi visitatori. Il tributo era quello di rinunciare alla parola «sempre».
«Nulla è per sempre!» - gridava quell'isola.
In compenso, il mago avrebbe potuto ritrovare la cioccolata. «Che fare?» - si chiedeva il mago -
«Voglio davvero annullare questa parola?»

 

     Ma la parola magica doveva essere di sole 5 lettere; capì subito che poteva trattarsi di «AMORE». Cos'altro sennò poteva salvarli dalle parole, soprattutto dalle parole cattive. Già, perché prima dell'avvento delle parole, coi silenzi si stava bene, e gli sguardi bastavano a tutto, e a tutti. Ma è sorprendente come le parole avessero cambiato le cose all'improvviso... Chi l'ha detto che per i cambiamenti ci vuole tempo? Era bastata la prima parola e... zac!!! la situazione era divenuta insostenibile, odio, maldicenze, cattiveria... bisognava salvare tutto e al più presto!!!
E ritornare ai silenzi ed agli sguardi... che allora sì che forse la parola Amore, o forse solo il concetto che essa esprimeva, avrebbe trionfato, ma ci voleva l'impegno di tutti. Ed il mago e il principe lo sapevano, e così, loro per primi rinunciarono alle parole, per far vincere l'amore. Sperando che quando avessero portato la parola magica nel mondo incantato sospeso fra lo spazio ed il tempo, i sudditi avrebbero capito, e avrebbero rinunciato anche loro alle parole...
Invece no, i sudditi non volevano rinunciare alle parole. Ora che erano di nuovo uscite allo scoperto volevano farne l'uso che credevano! Si formò allora un comitato 'pro uso libero parola' che voleva sobillare il silenzio dell'AMORE. Ma anche il comitato si spaccò in due. C'era il gruppo, che voleva lasciare spazio a tutte le parole indistintamente e il gruppo che voleva prendersi l'onere di operare una scelta tra parole d'amore e parole non-d'amore (una specie di Accademia della Crusca "Amorevole"). 

     Ma il principe non ebbe il tempo di porsi molte domande perché la sua attenzione fu attirata da un essere che si avvicinava, sempre di più, sempre di più... Camminava sereno, avvolto da una luce che non aveva mai visto prima , manifestava una serenità che lui non conosceva più da tempo, da troppo tempo... Non era che un bambino, o almeno tale pareva per aspetto, dimensioni , modalità di guardare il mondo...
«Cos'è che ti meraviglia tanto? E cos'è che ha smesso di meravigliarti? Ma soprattutto quando ti è successo tutto questo?» – e senza aspettare risposta proseguì il suo cammino, lasciando il suo ascoltatore interdetto.
     Il principe senza un motivo apparente scoppiò a piangere e ridere nello stesso medesimo istante. Decise di fermarsi.
«Forse sono stanco» - pensò.
Chiuse gli occhi e solo in quel momento si rese conto di quanto lontano lo avesse portato quel viaggio iniziato quasi per gioco, senza fiducia…
Pensò a lungo. Si guardò intorno e si rese conto di essere completamente solo. Non c'era più Mago e tanto meno il cavallo marino. Nessuno intorno a lui. Anche i colori dell'isola erano cambiati. Tutto era diverso.
«Sono i tuoi pensieri ad averti trasportato altrove» - sentì dire da qualcuno che non vedeva.
«Dove sono?» - domando il principe.
«Sei chiuso in un sogno! Questa voce che ti parla non è altro che la tua stessa coscienza e tu questo già lo sapevi, vero?»
«Si» - rispose - «Sapevo che la voce veniva da me, questo spesso accade, ma mai l'avevo sentita così forte. Ora sento di doverti parlare e usare tutte le parole che conosco per descrivere la mia incredibile storia: essa è il tutto ed è il niente, forse è vana come questo sogno o forse è reale come la forza che uno scrittore mette in ogni parola... questa storia non può che usare il linguaggio delle fiabe ed iniziare così: C'era una volta,tanto tempo fa...».

 

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http://www.splinder.com/profile/Mony76

http://www.splinder.com/profile/oldf

 
Grazie a tutti!! 

 


____________________________
[1] Questa parte, inserita da compagnidiviaggio, è ispirata ad una storia vera, quella di Alessio Di Paolo,  giornalista  siciliano pestato, minacciato per la sua  lotta  e denunciato, cfr. www.tgcom.mediaset.it e   www.senzareti.it


postato da campanellino77 alle ore 18:20 | Permalink | commenti (22) / commenti (22) (pop-up)
categoria: iniziative


domenica, 18 febbraio 2007

18 Febbraio 2007

Sono consapevole dei rischi di avere un blog pubblico.
Specialmente un blog dove trapela parte della propria vita.

Ma questa proprio non me l'aspettavo.
Non da te.
L'ennesima mancanza di palle.
Neppure il coraggio di firmarti.
Nè di dare mai un cenno dei tuoi passaggi.
Temevi di non poter più monitorare la mia vita, se io avessi saputo che leggevi il blog?
Temevi che avrei censurato?
Leggi pure, non ho nulla da nascondere.
A te, poi.

Cos'è, a questo giro, a QUESTA mia festa, non avevi nessuno a cui dare la colpa del tuo fallimento?
Nessuno da prendere da parte ed accusare della tua infelicità?
Non ti rimaneva che l'uscita trionfale?
E il venire qui, a buttarmi addosso tutta la tua sofferenza esistenziale.
Sapendo, anzi, sperando, di farmi male.
Sputando veleno, allusioni, cattiverie, stravolgendo frasi.
Riferimenti che solo io posso capire, gli altri no.
Tirando in mezzo, inoltre, chi non c'entra proprio nulla.
Perchè stai sparando alla cieca, confidando che qualche colpo vada a segno.
Bè, ti consiglio di prendere meglio la mira, perchè sei davvero molto lontano dalla realtà delle cose.
Cose che non ti riguardano peraltro.
O meglio, cose che non ti riguardano più.
Da un anno e mezzo, per l'esattezza.

Io le prendo tutte quelle date.
E me le tengo strette.
Non me ne vergogno. Ne sono fiera.
Sono state il mio tentativo di ricominciare.
Di camminare, di andare avanti, di ricostruire una vita, quella vita che tu non hai voluto condividere con me.
Sono inciampiata e ho pianto.
Ma ho anche riso tanto.
Sono stata amata. Sono stata abbracciata. Ho abbracciato. Ho sorriso. Mi hanno sorriso. Ho capito e sono stata capita. Non sono stata capita e mi sono rannicchiata in un angolo. Non ho capito. Ho corso e ho volato. Ho ballato. Ho bevuto, ho bevuto tanto. Ho  pianto in tanti abbracci. Ho consolato. Sono stata consolata. Ho amato.

Non hai nessun diritto di tentare di appropriarti di quelle date, con la presunzione di chi rapporta tutto a sè stesso.
Ogni mia vittoria, ogni mio fallimento, è solo mio.
E non ti permetto di rinfacciarmelo.

Tu prendine solo una di data.
Prendi il 31 maggio 2005.
E ricorda.

Ricorda, se hai il coraggio.

Poi dimenticati di me.

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categoria: facciamoci del male, a cuore aperto


mercoledì, 14 febbraio 2007

E' ufficiale

Oggi ha inizio la crisi dei trent'anni....

AAAAAAAAAAAAAAAARGGGGHHHHHHHHHHH.....

... statemi vicini se potete!

causacrisi

 

 

Immagine su gentile concessione di Barbara23

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lunedì, 12 febbraio 2007

La rinascita dell'araba fenice

Ogni riferimento a luoghi o persone è puramente intenzionale.

Domenica 11.02.07.
Ore 17.30.
Un urlo scuote i muri della Ponticella.

- ALEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!

Nel bel mezzo di una coreografia mi precipito fuori.

- Oddio!!!! Che è? Che c'è? Stai male?
- ... (sguardo catatonico)
- Tesoro dì qualcosa!
- ... (sguardo della mucca davanti al treno)
- Ti prego parla, che succede????
- Mi è arrivato un messaggio...
- E' LUI????? E' l'araba fenice?????????
- Temo di sì...
- L'uomo che sarebbe risorto dalle ceneri del passato? Quello che l'astrologa ti ha detto si sarebbe fatto vivo entro giovedì? Quello con cui avrai una calda amicizia sino a fine marzo, che devi cercare di non mandare a quel paese fino ad agosto perchè a ferragosto ti chiederà di andare a convivere, con cui avrai una crisi a novembre, che non sposerai ma con cui farai un figlio entro due anni??? E' lui? E' l'uomo del mistero???
- Sì...
- E allora chi è?????
- Guarda...
- No!!!!
- E adesso che faccio?
- Adesso gli rispondi che non sei a casa ma che se vuole ti trova sul cellulare.
- Dici?
- Dico. Aggiungi che ti fa piacere sentirlo.
- Mi sembra un pò eccessivo...
- Tesoro, vuoi diventare una professionista affermata entro il 2008 come ha predetto l'astrologa? Allora si deve avverare anche la prima parte della previsione. Consideralo un sacrificio in nome della carriera.
- Forse hai ragione....
- Che poi, ora che ci penso, non doveva avere problemi con la legge?
- Così ha detto l'astrologa...
- Che stronzo. Se si è rivolto ad un altro avvocato gli tolgo il saluto.
- Ale, ti prego, non cominciare a essere polemica...
- Hai ragione, scusa. Torno a provare. Fammi un fischio dopo che ti ha chiamato.

Dopo mezz'ora.

- Allora?????
- Allora mi chiama, mi dice che mi pensa, mi dice che problemi sul lavoro e chiede cosa dicono i tarocchi. Gli rispondo che non ne ho idea. Allora se ne esce con un: "Ma non mi fai più i tarocchi? Bastarda!". Lui sa bene che essere fuori dai miei tarocchi è molto peggio che essere fuori dalla mia vita. Al che gli rispondo che mi sono stancata di vedere dai tarocchi che lui continua a pensare a un altra. Lui nega, e io sbotto: "Ascolta, pensi di essere più affidabile tu o miei tarocchi? La realtà è la realtà è l'occulto è l'occulto, ci sono delle scale di priorità!".
- Non fa una piega. E poi lui non sa neppure dell'astrologa. Comunque, dopo tutto questo, non ti ha messo giù?
- Macchè! Mi ha chiesto di uscire.
- Allora è amore!
- Qui però ho fatto un piccolo scivolone.
- Ovvero?
- Gli ho risposto: "Procediamo per gradi". E lui: " Ma veramente ti ho solo invitata a bere una birra". Che figura di merda, dimenticavo che lui non sa ancora che andremo a vivere insieme. Vedi qual'è il problema nel conoscere il futuro?
- Ahahahahah ma se dovete andare a convivere bisogna che tu lo veda, almeno entro agosto. 
- Infatti ci vediamo giovedì!
- Giovedì??? Questo giovedì è davvero una data  significativa!
- Già. Vedi perchè mi piace parlare con te? Perchè sei l'unica che, quando dico queste cose, non mi prende per pazza!
- Temo che questo non deponga molto a mio favore, mia cara.

- Ale?
- Eh.
- Ti faccio i tarocchi?
- Ma non ci pensare nemmeno! Che poi  sai bene che non ci credo. Però nel dubbio... no, grazie!

 

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categoria: deliri, zitelle ambite, se ci sentisse la neuro


giovedì, 08 febbraio 2007

L'incontro

bo26

 

Personaggi e interpreti:
Io
Nota Blogger non meglio identificata che millanta di aver vissuto due mesi a Bologna
Il Babacai
Il cavallo del Babacai

- Oh ciao bella! A che punto state?
- Ci stiamo dirigendo verso la stazione, siamo quasi arrivati.
- Fantastico, io abito lì vicino.
- Bene, allora cerchiamo parcheggio in zona e ti richiamo.
- Grande, a dopo!

Cazzo!!! Cazzo cazzo cazzo!!! Dove è finita la crema corpo ma possibile che non trovo mai nulla quando ho fretta niente qui deve essere passata mia sorella poi quando torna mi sente dovevo mettere in ordine ma chi c'ha avuto tempo oddio oddio è tardi non ce la faccio più a stirarmi i capelli vabbè li lego no vabbè ci penso poi che magari prima li asciugo e poi chissà per miracolo stanno e poi Ale stai calma che non è mica un incontro amoroso e cosa gliene frega a quelli di come stanno i tuoi capelli ma perchè sono sempre in ritardo perchè e poi gli stivali dove sono gli stivali  mammaaaaaaaaaaaaaa i miei stivali quelli viola dove li hai messi erano qui come quali ne ho solo un paio sì è vero che ne avrò almeno dieci paia lo so che mica puoi ricordarteli tutti ma viola ne ho solo un paio viola cristo mamma ma quelli ti sembrano viola no dico una controllatina alla vista sì che devo mettere proprio quelli no che non posso mettere gli altri poi ti spiego ma che c'entra l'assicurazione del motorino adesso tu mi dici che c'entra ma no che non l'ho pagata ma che ne so di quando scade dov'è la matita nera hai visto la matita nera e poi che ci metto con quegli stivali che non ci sta praticamente nulla a quest'ora avranno già parcheggiato 'mo mi chiama me lo sento ecco lo sento il cellulare squilla no falso allarme stai calma che tanto a Bologna è quasi impossibile parcheggiare stai calma e pensa a cosa metterti peccato volevo provare la piastra nuova chissà se poi driiiinnnnnnnnnnn

- Pronti!
- Eccoci, siamo in stazione.
- Bene. Tenendovi alle spalle la stazione prendete la prima strada a sinistra che trovate, via Indipendenza. E' praticamente la strada principale di Bologna, non potete sbagliare.
Percorretela per un pò poi ci vediamo tra qualche minuto davanti alla statua di Garibaldi a cavallo, di fronte al teatro Arena del Sole. Tutto chiaro?

- Stazione alle spalle, strada a sinistra, Indipendenza, Garibaldi. Ok, ce l'ho. A dopo!

DOVE CAZZO E' LA  MATITA NERA toh la crema corpo ma dai ma prima non c'era giuro non c'era Ale ora non perderti in cavolate ora il reggiseno eddai e chiuditi insomma sono pronta quasi pronta praticamente come pronta un minuto facciamo due ecco metti quella maglia no ci sta di merda metti quell'altra e non se ne parla più certo che non c'ho un colore che vada d'accordo con l'altro vabbè ma chissenefrega tanto è buio ma che c'ho in testa ah ecco dove era finita la matita nera è che non trovavo l'elastico adesso ricordo e ho preso la prima cosa che c'era in bagno e driiiiiiinnnnnnnn

- Siamo qui!
- Il tempo di mettere la giacca e arrivo!!!!

Chiavi, cellulare, occhiali, sigarette, accendino, portafoglio, ok c'è tutto.
Corri!!!!
Ale, ci siamo, stai calma, un bel respiro rilassati, oooommmm, certo che hai scelto davvero un bel posto per un appuntamento in mezzo ai magrebini e ai senegalesi, poveretti magari avranno già cercato di vendergli della droga, che poi per quello che ne sai magari sono loro che cercano di rifilare la roba ai magrebini, ecco c'è una coppia, mi sembra che aspettino qualcuno, strano mi era parso di capire che fossero in tre, vabbè adesso li saluto, no! Aspetta, prima di fiondarti in mezzo ed uscirtene con qualcosa del genere "Cercavate me?" che poi se non sono loro magari pensano che stai cercando di circuirli ecco magari prima chiama lei che se poi alla tipa qua di fronte suona il cellulare metti giù.


- Pronto?
- Ciao, io sono qui ma non vi vedo.
- Anche noi siamo qui, ci siamo messi sui gradini.
- Gradini? Quali gradini?
- Ma sì dai, in cima alla scalinata.
- Tesoro ma esattamente dove siete?
- Abbiamo girato nella strada a sinistra, siamo di fronte al mercato, alla piazzola.
- Ho capito dove siete. State lì che vi raggiungo. Però spiegami una cosa: ma quella vi sembra la statua di Garibaldi?
- Ahahahah... è che da lontano... sai no, ecco c'è una bandiera... sì insomma poteva fare un pò periodo Garibaldino....
- Sì, vabbè, ma scusa... e il cavallo?
- Eh? Ecco... no è che... sai com'è, è buio... e la statua è un pò consumata...
- E si è consumato tutto il cavallo? Alla faccia degli agenti atmosferici!!!

Per la cronaca: li ho raccattati sotto al monumento ai caduti.
Effettivamente, guardandoci bene, chi non si sarebbe confuso?

bo29

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categoria: deliri, bloggheggiando, special thanks, ne resterà solo uno


venerdì, 02 febbraio 2007

Nuove amicizie

Stasera sarò a cena con due loschi figuri che si aggirano spesso da queste bande.

Se domani dovessero ripescare il mio cadavere nel Reno, consegnate subito questo blog alla Polizia.

:-)

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giovedì, 01 febbraio 2007

Piccolo Spazio Pubblicità Progresso

Giovedì 1 febbraio ore 21:00
Teatro Auditorium Spazio Binario

Palazzo Comunale - Piazza Di Vittorio - Zola Predosa (Bo)

PROIEZIONE DEL VIDEO- DOCUMENTARIO

"I RAGAZZI DEL SALVEMINI"

di Emilio Guizzetti

Salvemini_jpg

 

Casalecchio di Reno 6-12-1990

SCRITTO E TRATTO DA IL GUIZZO

Il 6 dicembre 1990 un Aermacchi MB 326 dell’Aeronautica Militare italiana precipitò dentro alla II A dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno uccidendo 12 studenti di quindici anni. Oltre a loro, 88 persone vennero ricoverate ed a 72 di esse fu in seguito riconosciuta invalidità permanente. Salvemini1 Nonostante si sia trattato della più grande strage di adolescenti in tempo di pace, di questa storia non si è mai parlato molto, complice il fatto che a distanza di pochi giorni scoppiò la prima Guerra del Golfo. Ma cosa successe esattamente quella mattina? La maggior parte della gente è convinta che il tenente Bruno Viviani dovette affrontare una grave ed imprevedibile emergenza quando già si trovava sopra il cielo di Bologna e che si lanciò con il paracadute dopo aver fatto tutto il possibile per evitare una tragedia. Le cose non andarono esattamente così. L’avaria difatti si verificò parecchi minuti prima, quando l’aereo era ancora a nord di Ferrara. Solo una serie di scelte sciagurate portò questo mezzo ingovernabile sopra una zona densissimamente abitata quale la città di Bologna. Molte osservazioni andrebbero inoltre fatte su questo velivolo, di concezione degli anni ’50 e che aveva recentemente registrato gravi problemi. Anche l’iter giudiziario fu qualcosa di assurdo. Teoricamente saremmo di fronte ad uno scontro fra il Ministero dell’Istruzione e quello della Difesa. Lo Stato contro lo Stato. E l’Avvocatura di Stato decise allora di prendere le difese dell’Aeronautica. Perciò, i genitori che avevano mandato i propri figli in una scuola statale, in un luogo che ritenevano sicuro, si trovarono lo Stato al processo non come alleato ma come avversario. Gli imputati vennero assolti in appello ‘perché il fatto non costituisce reato’. Personalmente ritengo evidente che sia il pilota che gli addetti alla torre di controllo non capirono la vera entità del guasto e non furono in grado di gestire l’emergenza. Da Ferrara la scelta giusta sarebbe stata quella di dirigersi sul mare. Vennero invece assolti proprio sulla base del fatto che fecero tutto il possibile per far atterrare Salvemini3quell’aereo. Una macchina preposta alla salvaguardia delle persone, diventa perciò più importante delle persone stesse. Mi pare che in questa storia vi sia qualcosa che non funzioni. Il Comune di Casalecchio e l’Associazione Vittime del Salvemini, nel frattempo, chiesero più volte l’approvazione di una legge che vietasse le esercitazioni militari sui centri abitati. Nessuno li ascoltò. Il 26 gennaio 1998 la Cassazione confermò l’assoluzione degli imputati, il 3 febbraio un aereo americano, volando a bassa quota, tranciò i cavi della funivia del Cermis uccidendo venti persone.

Nei giorni immediatamente precedenti e successivi al 6 dicembre, a Casalecchio, ogni anno si ricorda questa strage con concerti e manifestazioni. Il 6 dicembre, invece, è sempre stato dedicato al silenzio. Quest’anno, per la prima volta dopo 16 anni, quel silenzio verrà rotto dalla proiezione, nella scuola stessa, del film ‘I ragazzi del Salvemini, che ho realizzato con Giuliano Bugani, Rossella Caterina Lippi, Massimiliano Valentini e grazie al supporto dell’Associazione Culturale Ondanomala. Un grande onore, un’enorme responsabilità. Affinché il ricordo possa restituire a Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen ed Alessandra, quella giustizia istituzionalmente negata.

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categoria: consigli per gli acquisti, per non dimenticare