DOMENICA 1O GIUGNO E LUNEDI 11 GIUGNO
ORE 21.30
I.T.C. TEATRO DI SAN LAZZARO DI SAVENA (BO),
VIA RIMEMBRANZE 26
INGRESSO GRATUITO

PORCILE DI PIER PAOLO PASOLINI
regia: Silvia Magnani
Scabroso, a tratti rivoltante.
Proprio questo è Porcile.
Questo il nostro tentativo di rendere in pienezza l'opera Pasoliniana.
Partendo dal corpo.
Corpi che si contorcono, si dimenano, si compongono, si congiungono sull'onda dei versi pasoliniani, quasi in rima baciata.
A ricreare immagini che sembrano uscire dai quadri di Grosz, dadaista, che ritrae reduci scheletriti e storpiati, cocottes oscenamente denudate, capitalisti vogliosi dalla nuca lardosa e dagli occhi porcini, ufficiali e preti rigidi come marionette nelle loro divise. Il grottesco e il satirico sono i registri costanti dello spettacolo.
Partendo dai costumi, che rispecchiano le perversioni del sado maso.
Corpi di maiali, insomma.
Shhh!
Non dite niente a nessuno.
Julian Klotz è appena morto divorato dai maiali che amava.
Era il figlio del padrone, figlio di un ex nazista, ora industriale.
Pare il figlio di Hitler.
Un figlio strano: schivo, amico dei contadini, refrattario al matrimonio, né ubbidiente né disubbidiente.
Perchè Julian sa che non basta più urlare sotto le mura di Berlino, con cartelli che sono solo parole scritte ma presto dimenticate, o assolutamente fuorvianti, tipo "Abbasso Dio", per risolvere i problemi.
Bisogna per prima cosa accettare ciò che si è, la nostra nascita.
Figli di operai, contadini, borghesi.
Bisogna non dimenticare la radice perché è quella che ci ha fatto essere, e se la radice è marcia è da lì che bisogna cominciare.
Julian prova tutti i modi per farsi sentire.
E la vera rivoluzione la fa con il silenzio, il digiuno totale delle parole.
Il silenzio destabilizza, fa perdere il controllo, rende impotenti i potenti, poiché non sanno come, cosa colpire.
Alla fine il silenzio si trasforma in verbo, in carne, per essere divorato e andare ad annidarsi nel corpo malato di chi ci ha dato la vita e che ci vuole vedere crescere già morti.
In Porcile nulla di quello che è scritto va letto così com’è.
L’amore di Julian per i maiali è metafora.
La desolazione? Metafora.
Pasolini rappresenta, affabula e argomenta.
A cominciare dal suo odio per la borghesia, intesa come classe massificata e prona dinanzi alle pressioni dei poteri forti e alla tracotanza dei nuovi medium che omogeneizzano senza differenziare, e spingono verso la cosiddetta monocultura.
Morale della favola: la società organizzata è un porcile in cui si ripete storicamente la tendenza (necessità) a distruggere i propri figli ribelli o indifferenti che si rifiutano di accettare l'ordine costituito.
Porcile è una delle vette del Pasolini filmico.
Pasolini aveva girato un altro finale.
Stessa battuta, stessi protagonisti. Solo, Tognazzi avrebbe dovuto indossare una maschera di porco. E con quella in primissimo piano avrebbe dovuto concludersi il film. I distributori si rifiutarono. Dissero che quel finale era rivoltante. Pasolini non ebbe l’ultima parola. Non la ebbe in molte altre occasioni.
Ci stiamo provando, a dargli l'ultima parola.
E' una fatica bestia ma, forse, ne varrà la pena.
[Liberamente tratto da una recensione di Antonio Latella].