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venerdì, 31 ottobre 2008

Qualcuno vi aspetta... venite a scoprire chi.

Sabato 1 Novembre ore 21.00

Domenica 2 Novembre ore 16.00

LA VERA STORIA DEL

RE DELLE ZUCCHE

ITC Teatro di San Lazzaro
Via Rimembranze 26 40068 San Lazzaro

jackpg

Il Re delle Zucche è un po' strano, si sa

lui canta e poi balla e paura ti fa.

Ha tanti amici intorno a sé

spaventosi e sai perché

Sono mostri canterini

Son fantasmi ballerini

E se li vedi vicino a te

non pensarci e urla con me.

Ma ora tutti insieme preparatevi a viaggiare,

perché il Re delle Zucche è pronto a scappare:

qualcosa c'è e non sa cos'è

di un'altra festa vuol essere re...

Urla anche tu, grida sempre più... questo è il nostro Halloween.

Felice Halloween a tutti voi.

NBC FabbricaNBC le stregheNBC Vado Vedo e PrendoNBC Foto di gruppoMaggiori dettagli QUI e QUI.

martedì, 28 ottobre 2008

Pensandoci bene...

... mi accorgo che le relazioni di coppia sono complicate.

Sono esattamente alla stregua di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e  dovrebbero pertanto essere disciplinate allo stesso modo.

Se il patner vuole lasciarti, dovrebbe essere previsto dalla legge che ti dia un preavviso minimo di due settimane, che ti liquidi il trattamento di fine rapporto e che si attivi per reperire un valido sostituto temporaneo.

Senza troppe pretese... tipo lui.

Tipo.










guerlainhommead
A quel punto, giuro che non avrei più nulla da eccepire.
sabato, 25 ottobre 2008

Il bar di una stazione qualunque.

Il bar di una stazione qualunque.
Di Stefano Benni.


Il bar della stazione della città di B. ronzava di gente.

Erano i giorni di punta dell'esodo vacanziero. Truppe valigiate e zainate riempivano e svuotavano i treni, attendevano stremate dal caldo, si accampavano nelle combinazioni più teatrali, dal presepe al bivacco militare.

E soprattutto si accalcavano alle casse del bar, inseguendo glaciali lattine e rugiadose bottiglie che, una volta conquistate, reggevano alte sulla testa come ostensori, o cullavano maternamente tra le braccia. Soldati in divisa guatavano nordiche rosee, chitarre di alternativi sfioravano teleobiettivi di samurai, mamme monumentali controllavano diserzioni di prole, babbi carichi come somari tentavano, con l'ultimo dito libero, di tenere al guinzaglio un botolo scatenato dagli afrori. Pazienti ferrovieri fornivano indicazioni a suorsergentesse di brigate rosariate mentre branchi di giovanetti si spostavano compatti, e le sponsorizzazioni delle magliette si confondevano con quelle degli zaini, tanto da farli sembrare un enorme polipoide pronto a scivolare dentro al treno da un unico finestrino.

Quattro africani, ognuno con la boutique al seguito, cercavano di piazzare mercanzia con alterna fortuna, un quinto riposava sdraiato tra collane, giraffe e occhiali neri, come il sultano di una reggia in liquidazione.

Due vecchie vestite di nero, in transito dalle isole, tagliavano fette di provola per una nidiata di marmocchi in mutande.

Un uomo obeso, sudato, beveva birra a collo e mostrava coraggiosamente al mondo due cosciotti da tirannosauro sboccianti da shorts fucsia con la scritta "SportLine".

Un barbone camminava reggendo nella mano destra una busta con la casa e nella sinistra il guardaroba.

Un'antilope bionda, bellissima, ambrata, avanzò tra i tavoli accendendo i sogni di tutti i militari presenti, ma ahimè, poco dopo la affiancò un Thor in canottiera traforata a riccioli biondi che educatamente si mise in fila troneggiando sopra brevilinei calabresi e sbarbine romagnole già rombanti in pole position per la discoteca.

Si attendeva il 9,06 in ritardo, il 9,42 speciale, il 10,00 seconda classe settori B e C. Tutti erano partenzapèr o arrivodà.

Solo due clienti del bar sembravano indifferenti alla generale eccitazione, come separati dalla folla da un velo invisibile.
Uno era un occhiceruleo, con un vetusto completo kaki, bastoncino di canna e sandali con calzini di lana.
L'altro un uomo tozzo coi capelli corti, occhiali a specchio, e un completo blu di una certa eleganza. Erano seduti vicino all'entrata del bar. Il vecchio, che chiameremo il Parlante, sorseggiava una birra. L'uomo con gli occhiali neri, che chiameremo il Silenzioso, beveva svogliatamente un caffè freddo.

Chiaramente il Parlante aveva voglia di attaccare discorso e il Silenzioso no: ma in queste situazioni un Parlante è sempre in nettissimo vantaggio. Basta che parli. E cosi' fu.
- Certo, ce n'è di gente oggi - esordi'.
- Abbastanza - grugni' il Silenzioso.
- A me non dispiace, - prosegui' il Parlante, per niente scoraggiato dal preventivo mugugno - voglio dire, una stazione strapiena può dare ai nervi, ma una stazione vuota è triste. E poi, non so come spiegarle, questa gente che parte per le vacnze mi sembra più allegra, frenetica, ma piena di buonumore, non trova?
- Se lo dice lei - rispose il Silenzioso dietro la cortina degli occhiali.
- Io non parto - disse il Parlante, ormai lanciato. - Quest'estate resto in città, mia moglie ha dei problemi di cuore, e i medici ci hanno sconsigliato di muoverci, allora mi piace venire qua perchè nel mio quartiere c'è un gran mortorio, sembra tornato il coprifuoco. Qua ci sono tante facce, dei bei giovani, delle belle giovanotte abbronzate. E la gente sembra migliore, ride di più, si chiama a alta voce, scherza. Forse perchè stanno partendo, e sperano di trovare qualcosa di buono là dove vanno. Si parte per questo, no?
- C'è anche qualcuno che sta già tornando - disse il Silenzioso.
- Si', ritornano e allora osservo quelle belle scene che mi piacciono tanto, uno scende dal vagone e guarda in fondo al binario, affretta il passo e poi riconosce la persona che lo aspetta, e le corre incontro. Si vedono degli abbracci che non si vedono tutti i giorni. E certi baci appassionati! E' un momento che ci si vuole bene, magari un'ora dopo si litiga ed è già tornato tutto normale. E si hanno tante cose da raccontare; magari in vacanza non ti è successo granchè, ma raccontandolo tutto si colora, si trasfigura. Anche senza volere, la vacanza diventa più bella di come è stata: le cose brutte diventano quasi comiche, le cose belle diventano uniche. Non trova?
- Non lo so. Non racconto mai quello che mi succede in viaggio...
- Ce n'è anche quelli come lei, che si tengono tutto dentro, come un bel segreto, da coltivare durante l'inverno, come una pianta che si compra in vacanza e si mette sul balcone. E magari tornando si accorgono che gli mancava la loro vecchia città, che sentivano un pò di nostalgia. Il loro quartiere sembra meno noioso del solito. Fanno progetti, si dicono: "no, questo inverno non andrà come l'anno scorso". Magari questi progetti si spengono in fretta, ma che importa? E quelli che partono? Si stancano più a organizzare la partenza che a lavorare una settimana, ma sembrano contenti. Perchè sperano che là, nel posto dove arriveranno, ci sarà qualcosa di nuovo, che cambierà il loro destino. O magari gli basta qualche foto da guardare nelle sere d'inverno. Che ne pensa?
- Penso, - disse il Silenzioso con un sorriso sarcastico - che lei dovrebbe andarci piano con la birra.
- Parla come mia moglie, - sospirò il vecchio - ma vede, dal momento che non parto, non mi va di stare chiuso in casa a mugugnare da solo, o guardare alla televisione gli ingorghi sulle autostrade, o invidiare quelli che sono partiti. Vengo qui e faccio anch'io parte della festa, immagino dei posti al mare o in montagna, o in un'altra città, dove ci potrebbe essere qualcosa di speciale per me. Ecco, guardi quella ragazza: c'ha scritto sulla schiena "Ocean Beach". Se la guardo, già sento aria di mare, e vedo le palme.
- Guardi che "Ocean Beach" è la marca dello zaino. E non sente che qua dentro manca l'aria per la ressa?
- Ha ragione - disse il Parlante. - Si', anche a me spesso la folla dà fastidio. Divento nervoso nelle file, soffoco quando sono circondato dal traffico, mi viene da dar di matto, vorrei roteare il bastone e gridare via, via, lasciatemi un pò di spazio, due metri, tre metri almeno. E poi ci sono i rumori che ti svegliano la notte, i motorini, le facce ostili alla finestra, il nervosismo di quelli che credono di essere gli unici a patire il caldo. Si', qualche volta mi arrabbio, ma poi mi chiedo: vivere insieme in fondo non è questo? Difendere il proprio diritto ad avere un pò di spazio, aria, silenzio, rispetto, speranza, ma senza aver paura di ciò che ci circonda, non vedere nemici dappertutto, invasori, gente che ti passa davanti. Lei, se per strada qualcuno la urta, cosa pensa? Che l'ha fatto apposta?
- Ma che razza di domande, - si spazienti' il Silenzioso - e poi di che rispetto parla, non vede quanti barboni, quante persone inutili, miserabili, disperate, ci sono qua dentro?
- Forse ha ragione. Ma non li guardi nel momento in cui sono feriti, chini a terra, vinti. Li guardi nel momento che si tirano su, che sono allegri, che cercano di respirare. Guardi quel nero: carico come una bestia, va a vendere chissà cosa in chissà quale spiaggia, e canta. E guardi come si gode la sigaretta quella vecchiaccia. E quella coppia di ragazzi, beh, non sono proprio dei modelli di eleganza, ma vede come sono abbarbicati insieme a dormire, li' per terra...
- Si', capisco cosa pensa - prosegui' il vecchio. - Che lei è diverso, che non è affar suo occuparsene. Eppure sono sicuro che anche lei, almeno un giorno della sua vita, era ridotto da far pena. Ma negli ultimi tempi, in questo paese, si fa più in fretta a buttare via la gente. Si è accorciata la data di scadenza come gli yogurt. Vecchio, alè, scaduto. Drogato, alè, non dura un mese. Disoccupato, alè, tanto finisce male. Per carità non vorrei buttarla in politica. Ma di questo passo facciamo cittadini solo quelli che tengono il ritmo del gruppo, non so se lei si intende di ciclismo, o anche peggio, quelli che marciano tutti al passo, o quelli che c'hanno i soldi da farsi portare a spalla.
- Calma, calma, - disse il Silenzioso - altrochè politica, lei mi sta facendo un comizio!
- Ha ragione, sono un chiacchierone. Ma ogni giorno vedo gente diventare cattiva per niente, odiare quella che non conosce, ripetere i tormentoni della televisione invece di dire quello che c'ha dentro. Allora mi arrabbio. E a me, glielo dico subito, se la borsa sale o scende non me ne frega niente. Io vedo se sale o scende l'avidità e la cattiveria. E sa cosa le dico? Ma che miseria, che crisi! Noi siamo un paese che potrebbe esportarla l'allegria, come le arance, aiutare gli altri paesi, potremmo essere gente che regala la speranza, invece di aver paura di tutto e montare le fotoelettriche intorno alla casa.
- Ma che discorsi sconnessi. Ci vorrà pure un pò di ordine - sbuffò il Silenzioso.
- Ha ragione ha ragione, sto esagerando. Volevo solo spiegarle perchè passo il mio tempo qui. Perchè penso che bisognerebbe sempre sentirsi come se si partisse il giorno dopo, o come se si fosse appena tornati. Tutto diventa più prezioso; quello che si lascia e quello che si trova. Il dolore è facile da ascoltare, quello che arriva addosso, urla una voce terribile, è sempre lui a raggiungerti. La speranza è una vocina sottile, bisogna andarla a cercare da dove viene, guardare sotto il letto per poterla ascoltere. O venire in una stazione.
- I suoi sono discorsi da pomeriggio estivo, - disse il Silenzioso consultando l'orologio, - ma mandare avanti un paese è molto più difficile.
- Ne convengo - disse il vecchio sorridendo. - Mi scusi se le ho attaccato un bottone, vedo che lei sta partendo. Beh, spero che vada in un bel posto e che passi una bella vacanza.
- Grazie - disse l'uomo, e si allontanò, fendendo deciso la calca.
- E' difficile parlare con un uomo che ha gli occhiali neri, - pensò il vecchio - non si vede mai cosa pensa davvero. Forse l'ho annoiato. O forse il mio discorso lo ha toccato. Sembra che a certuni perlar di speranza metta paura. Eppure a me questa gente che parte e torna mette allegria. Si' , saran avidi, nervosi, pigri, disordinati, cialtroni, si spingono e si rubano il posto ma hanno diritto di provarci un'altra volta, han diritto di cercarsi un posto migliore, o di tornare a casa e ricominciare. Si, ricominciare almeno una volta prima di rassegnarsi. Non è molto, ma è qualcosa.

Una famiglia gli passò davanti di corsa, il treno stava arrivando. Un bambino correva goffo, trascinando un triciclo rumoroso. La bimba teneva la mano sul cappello di paglia per non perderlo. Il padre aveva un gilè da pescatore a trenta tacshe e naturalmente non trovava più il biglietto. La madre lo perquisiva rimproverandolo. Il barbone, guardando la scena; rise. Il nero addormentato si svegliò sbadigliando come un leone.

Il vecchio aveva finito la birra, si asciugò la fronte e usci', un pò barcollante, sulla pensilina del primo binario. Venendo dall'aria condizionata del bar, fu come tuffarsi nel brodo. Vide il Silenzioso che si avviava verso l'uscita. Gli sembrò che non avesse più la valigia, ma non ci fece troppo caso. Era troppo incantato a guardare la gente. Gli sembrava di aver scoperto qualcosa, qualcosa di importante che gli sarebbe servito per quello che gli restava da vivere.
"Se avessi con me un quaderno ce lo scriverei sopra" pensò.

"Oggi, stazione di Bologna, due agosto di un anno vicino al duemila, ore dieci e venti del mattino, tutti sono allegri perchè partono, e faccio finta di partire anch'io".

orologiostazionebologna
Scritto nel marzo del 2000, dedicato da Stefano Benni a tutte le vittime inermi e innocenti della strage alla stazione di Bologna, dove nel giorno 2 agosto 1980 perirono ottantacinque persone con oltre duecento feriti.

lapide stazione bologna
Post pubblicato su gentile richiesta di Ninomal.

postato da campanellino77 alle ore 20:07 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: riflessioni, racconti, appello, iniziative, in punta di piedi, per non dimenticare, a cuore aperto


mercoledì, 22 ottobre 2008

Controindicazioni

La bambola gonfiabile
di Joe R. Lansdale

bambola

Mi compro una bambola gonfiabile perché voglio qualcosa da scoparmi senza doverci per forza parlare. Sulla scatola c'è scritto Bambola dell'amore. La porto a casa e la gonfio. È carina, sexy e innocente.
Me la scopo. Siedo con lei sul divano e guardo la TV e le poso un braccio sulle spalle di plastica e mi tengo il cazzo con l'altra mano.
Me la scopo un altro po'. Al mattino la sgonfio e la ripiego e la metto in un cassetto.
Quando la sera torno a casa dal lavoro, la gonfio per bene ed è di nuovo piena e rigida. Me la porto in camera da letto e me la scopo. Guardo la TV col braccio sulle sue spalle, una mano sul cazzo.
Le cose vanno avanti cosí per un po'.
Comincio a parlare alla bambola. Non ho mai avuto voglia di parlare con una donna, ma parlo con la bambola. La chiamo Madge. Avevo una cagna che si chiamava Madge, mi piaceva.
Smetto di sgonfiarla al mattino. La lascio nel letto. Sistemo le cose per la colazione su un vassoio, abbastanza da mangiarci in due. Entro e mangio a letto accanto a lei. Avanza un sacco di roba quando finisco e mi preparo per andare al lavoro.
Quando torno il vassoio si trova dove l'ho lasciato e la bambola è sparita. Sul vassoio non c'è traccia di cibo.
Trovo Madge nella doccia. Quando apro la porta della cabina della doccia, mi sorride. "Volevo rassettare casa per te" dice. "Volevo mettermi sexy. Mi dispiace che la casa non sia pulita e la cena non sia pronta. Non succederà piú."
Entro nella doccia insieme a lei. Scopiamo di nuovo e ci insaponiamo a vicenda. Ci asciughiamo e andiamo a letto e scopiamo di nuovo. Dopo restiamo a letto e parliamo. Per un po' parla di cose da donne. Per lo piú parla di me. Ha cose carine da dire sulle mie prestazioni sessuali. Scopiamo di nuovo.
Il giorno dopo mi porta al lavoro con la macchina, mi viene a prendere quando stacco. Tutti i colleghi sono gelosi quando la vedono, perché è un bel pezzo di fica.
Si presenta sempre bene. Porta cose provocanti, gonne corte. Per andare in giro mette golfini, magliette e jeans aderenti. Ha un buon profumo. Mi mette spesso le mani addosso. È tutto pulito quando torno a casa. La cena è pronta in un lampo.

Passa un anno. Decisamente felice. La vita non potrebbe andare meglio. Un sacco di sesso. Una casa pulita. Si mangia quando voglio. Conversazioni. Mi dice che quando la monto sono un vero uomo, che ha bisogno di me, mi chiama il suo stallone, fa bei rumori quando è sotto di me e mi graffia la schiena, quando viene fa un verso come se cantasse. Le piacciono i miei muscoli, la ruvidezza della mia barba. Guardiamo i film sul divano, il mio braccio sulle sue spalle. Lei mi tiene in mano il cazzo. Quando glielo chiedo, mi fa un bocchino mentre guardo il film. E quando vengo inghiotte sempre.
Una notte che siamo stesi a letto dice, "Penso che forse dovrei andare a scuola." "A fare che?" chiedo.
"Sai, per far entrare piú soldi. Potremmo comprare delle cose."
"Guadagno abbastanza."

Lo so. Sei uno che lavora sodo. Ma voglio contribuire."
"Già ti dai da fare abbastanza. Sei qui con me ogni sera, tieni la casa pulita e fai da mangiare. Questo è il posto di una donna."
"Come preferisci, caro."
Ma non lo pensa veramente. Ogni tanto ci torna, su questa faccenda dell'andare a scuola. Alla fine penso, be', che male c'è? Se ne va a scuola. La casa non è piú cosí pulita. La cena non è sempre pronta all'ora giusta. Al lavoro ci devo andare da solo. Certe sere non le va di scopare. Mi faccio le seghe in bagno sempre piú spesso.
Sediamo sul divano e guardiamo i film. Lei siede a un'estremità, io a quella opposta. Siamo vestiti. Ho una birra in una mano e il telecomando nell'altra. Litighiamo per delle sciocchezze. Non le piace il modo in cui spendo i miei soldi.
Si laurea. Trova lavoro nel settore finanziario. Si mette il tailleur. Quando va in giro indossa cose meno aderenti. Non si trucca piú né si profuma quando sta in casa. Non mi mette piú le mani addosso. Niente piú bacio quando mi saluta. Scopiamo di meno. Quando lo facciamo, sembra che pensi ad altro. Non mi chiama piú il suo Re, il suo Omaccione, come faceva prima. Dopo il sesso qualche volta resta alzata fino a tardi a leggere libri di tipi che si chiamano Sartre o Camus. Sta scrivendo una cosa che chiama il Manifesto della finanza. Siede alla macchina da scrivere per ore. Va alle feste di quelli del lavoro, e io l'accompagno, ma mi rendo conto che mi trovano noioso. Non so di cosa parlano. Parlano di finanza e di libri e di idee. Sento Madge dire che una donna deve farsi strada nel mondo. Che non deve dipendere da un uomo, anche se ne ha uno. Quello che si deve fare è essere se stessi. Lo dice a un uomo. Un tipo con un abito a tre pezzi blu e la lacca sui capelli. È d'accordo con lei. Ho la nausea.

Glielo dico in macchina, mentre torniamo a casa. Lei mi chiama coglione. Quella notte non scopiamo.
Guardo un sacco di film da solo. Lei grida dalla camera da letto di abbassare il volume, e perché non mi vedo qualcosa di diverso dai film con inseguimenti in macchina, e perché non mi leggo un bel libro, anche un libro stupido?
Mi sento insignificante, questi giorni. Vado al negozio e guardo le bambole gonfiabili. Sembrano tutte cosí sexy e innocenti. Penso che potrei comprarne una, ma non ce la faccio. Non mi sento abbastanza uomo. Non riesco a controllare quella che ho. Se ne prendo una nuova potrebbe cambiare anche lei. Certo, con una nuova potrei far uscire l'aria quando finisco di scoparmela, senza lasciarla gonfia per un giorno intero.

Torno a casa. Madge è lí. Sta scrivendo il suo libro. Mi arrabbio. Le dico che sono stato anche troppo paziente. Qui l'uomo sono io. Le dico di smetterla di battere a macchina, di togliersi i vestiti e di andare a letto e tenersi ben stretta alle caviglie. Sto per fottermela fino a farla svenire.
Ride. "Razza di piccolo, stupido, tisico cazzetto a matita, non riusciresti a fottere fino a farlo svenire neanche un pidocchio. Sei virile quasi quanto un Tampax." Mi sento come se mi avessero colpito in faccia con un pugno. Vado in camera da letto e chiudo la porta. Mi siedo sul letto. La sento che batte a macchina. Mi alzo e vado al comò e apro il cassetto piú in basso. Mi tolgo tutti i vestiti e trovo la valvola dell'aria sull'estremità del mio cazzo e l'apro e ascolto l'aria che esce. Mi affloscio nel cassetto aperto, e resto lí come un preservativo usato.
Circa un'ora dopo lei smette di battere a macchina. Sento che entra nella stanza. Guarda nel cassetto. Nessuna espressione. Cerco di dirle qualcosa di virile, ma non viene fuori niente. Non ho né aria né voce. Lei se ne va.

Sento l'acqua che scorre mentre si fa la doccia. Esce dal bagno nuda. Riesco a vedere la peluria del pube sopra di me. Noto quanto sono sode e tornite le sue cosce. Apre il cassetto piú in alto. Tira fuori delle mutandine. Se le mette. Se ne va. Sento che si siede sul letto. Fa un numero al telefono. Dice a qualcuno di venire, perché la storia con me è finita.
Passa del tempo. Suona il campanello. Madge si alza e mi passa davanti. Riesco a intravederla, i capelli lunghi e ben pettinati, ha addosso una vestaglia.
La sento ridere nell'altra stanza. Torna con un uomo. Quando passano davanti al cassetto vedo che è l'uomo con l'abito blu a tre pezzi che stava alla festa. Sento che si siedono sul letto. Ridono un sacco. Dice qualcosa di brutto su di me e le mie capacità sessuali. Capisco che gli ha tirato fuori l'uccello dai pantaloni perché stanno ridendo di qualcosa. Mi rendo conto che ridono del sesso. Quello sta ridendo del suo equipaggiamento. Non mi piace che si rida di me quando si tratta di sesso. Non mi piace che ridano di me, specialmente le donne.
L'accappatoio vola attraverso la stanza e atterra sul cassetto, proprio sopra di me, e tutto si fa buio. Ascolto le molle del letto che cigolano. Cigolano per ore. Parlano mentre trombano. Dopo un po' smettono di parlare. Lui grugnisce come un maiale. Lei canta come un'allodola. Dopo li sento che parlano. Lui le chiede se è venuta. Lei dice solo un po'. Lui dice lascia che ti aiuti. Non sono sicuro, ma penso che lui le stia facendo qualcosa con la mano. Non ci posso credere. Lei non sembra avere assolutamente niente da ridire.
La sento cantare di nuovo, questa volta piú forte che mai. Poi parlano ancora. Gli dice che con me non è mai venuta veramente, che ha sempre fatto finta. Che scopare con me era uno strazio. Che non me ne fregava niente se lei veniva. Che arrivavo, lo facevo e me ne andavo.

Un po' d'aria che era rimasta imprigionata nella mia testa scende e fuoriesce dalla mia bocca aperta.
Parlano ancora. Non parlano di lui. Lei non parla di cose da donne. Parlano di idee. Politica. Storia. L'ufficio. Film - pellicole, li chiamano - e libri.
Nel bel mezzo della notte la vestaglia viene tirata via. È Madge. È inginocchiata a guardare nel cassetto. Mi sorride. Mi prende e mi ripiega, gentilmente. Ha una scatola. È quella dove stava lei quando l'ho comprata. Quella che sopra c'è scritto Bambola dell'amore. Le parole Bambola dell'amore sono state cancellate con un pennarello e sopra hanno scritto Il Trombatore. Mi mette nella scatola e chiude il coperchio e mi ripone nel cassetto e lo chiude.
lunedì, 20 ottobre 2008

Ieri sera, a cena

- Perchè vedi, Ale, il punto è che io mi sento parecchio in ritardo sulla tabella di marcia. La maggior parte delle persone che conosco, miei coetanei, sono già sposati con prole o, quantomeno, con pargolo in arrivo. E' per questo che ho dato un taglio alle storielle ed ora cerco qualcosa di importante.

- Tesoro, perdonami, vorrei farti notare che a) hai 27 anni; b) sei uomo. Non mi pare proprio il caso di farsi prendere dalla fregola dell'orologio biologico. Voglio dire, io che a) ho 31 anni; b) sono donna; cosa dovrei dire, allora?

- Hai ragione, è vero. Scusa se sono stato indelicato.

...

Scusa se sono stato indelicato.


Scusa se sono stato indelicato.

SCUSA SE SONO STATO INDELICATO?

Sono solo io a pensare che, a questo punto, lui avrebbe dovuto dire qualcosa del tipo: "ma che cazzo dici, Ale, sei ancora giovane e hai tutta la vita davanti"?.

Fortunatamente, sono una donna matura e intelligente e l'ho presa bene.

Davvero.

Tranquilli.

coiglietti suicidi1
giovedì, 16 ottobre 2008

Fraintendimenti

- Allora, Lei deve sapere che blablablablablablabla... e, quindi, blablablablablablabla... poi, in aggiunta, blablablablablablabla... infine, blablablablablablabla.... pertanto...  no... qui mi fermo sul più bello...

- Come tutti gli uomini, del resto.

Ecco, esattamente in questo punto il mio interlecutore è diventatato paonazzo.

"Eccalà" - ho pensato - "socmel, che culo! Ale, devi aver beccato l'ennesimo eiaculatore precoce. Ora, però, mantieni la faccia da culo, và, che è meglio".

Cambiarebbe qualcosa se vi dicessi che QUESTA figura di merda l'ho fatta ad un colloquio di lavoro?

Immmagino di no, vero?

Forse dovrei imparare a tenere a freno la lingua.

Forse.

Ma, d'altronde, quel lavoro non era abbastanza maturo per me.

Come disse la volpe dell'uva, insomma.
martedì, 14 ottobre 2008

Spot

Per chi fosse interessato a conoscere, in tre minuti, l'evoluzione, la creazione e la messa in scena di un saggio di teatro per principianti.

A partire dal fantomatico (e pallosissimo, n.d.a.) " tavolino" sino allo spettacolo finale.

A mio avviso, ne vale la pena anche solo per ascoltarne la colonna sonora.

martedì, 14 ottobre 2008

Detesto sentirmi così ...

... eppure qualcosa, a volte, mi dice che la mia vita sia decisamente TROPPO piena di impegni...

ASINO
domenica, 12 ottobre 2008

O.A.P.G. ( ovvero Ode al Portacenere Guinness)

portacenereguiness05Tu.

Che quando ci incontrammo decidesti di saltare dentro la mia borsa per sottrarti alla confusione di quel pub affollato, pieno di gente che non ti trattava col dovuto rispetto.

Tu.

Che sei stato il mio fedele compagno per anni e anni, condividendo con me ogni mio momento, ogni mio stato d'animo, bello o brutto che fosse.

Tu.

Che stanotte hai deciso di porre fine alla tua lunga ed onorata carriera di portacenere amico, frantumandoti in mille pezzetti sul pavimento della mia stanza.

Tu.

Che resterai sempre nel mio cuore, perchè "come Te nessuno mai".

E sotto il mio letto, in un qualche minuscolo pezzettino che mai riuscirò a scovare.

Tu.

Riposa in pace, Piccolo Grande Portacenere Amico.

Oggi è davvero un bel giorno per morire.

Requiem.
giovedì, 09 ottobre 2008

Ringraziamenti

Allora....

(Ale, non si cominciano le frasi con "allora").

(Ah, già).

Dunque...

(E nemmeno con "dunque". Neppure con "cioè", se è per questo).

(Ma ti sembro una persona che possa iniziare una frase con "cioè"?).

(Era tanto per dire).

(La conosci la canzone di Elio e le Storie Tese? Quella che fa "... poi mi infilo il GRILLO in culo..."? Sempre così, tanto per dire, eh!).

(...).

(Qualcosa da aggiungere?).

(No, no...).

(Posso andare avanti, ora?).

(Vai...).

(Bene).

ALLORA, DUNQUE, CIOE'...

(Tiè).

(Sfigata...).

(Cosa hai detto?).

(Niente).

(Hai detto "sfigata" o ho capito male?).

(Hai capito male. Ho detto "orata").

(Orata?).

(Bè sì, è ora di pranzo, no? Pensavo giustogiusto che avrei gradito una bella orata...).

(Mmmmm... facciamo finta di crederci, và...).

(Vogliamo andare avanti?).

(Se te ne stessi zitto un attimo, forse ci riuscirei, no?).

(Ho capito, vado avanti io). Allora, la sfig... la fata qui presente, di cui ho l'onore (e l'onere) di essere il Grillo Parlante, vorrebbe ringraziarvi tutti per l'affetto e la stima che le manifestate giornalmente e di cui la state ricoprendo e dirvi, in soldoni, che vi ama tutti.

(Ennò. Hai rovinato tutto!!!!! Non ci hai messo pathos, passione, sentimento...).

(Ci ho messo tutto, invece. Ho semplicemente riassunto il concetto in tre parole, che se aspettavo te finiva che ti prendevo a botte...).

("Botte"? Hai detto "botte"?).

(No. Ho detto che se aspettavo te finiva che si faceva notte...) .

(Sarà...).

(Che serà, serà, whatever will be, will beeeeeeeeeeee...).

(E' ufficiale, sei rimosso!).

(Ah sì? Rimosso io? Benissimo. Ora chiamiamo la Fata Turchina e ne parliam...).

(Ma chi, quella str... soave creatura? Nonononono. Hai per caso capito "rimosso"? Macchè!!! Ma se ho detto "promosso"...).
mercoledì, 08 ottobre 2008

Questa è fantastica ed assolutamente da rifare. Chi ci sta?

lunedì, 06 ottobre 2008

Oggi ti ho vista.

Eri seduta ad un bar.

Anzi, no.

Eri seduta al bar dove eri solita pranzare assieme ai tuoi colleghi.

E ridevi.

Quella risata cristallina, coinvolgente, irresistibile.

E' stata proprio quella risata che mi ha fatto fermare, mentre camminavo dispersa nei pensieri sul lavoro e sulle cose da fare.

E' stata quella risata che mi ha fatto voltare. E vedere il tuo sorriso.

E la testa è partita: "Ehy, ma dai, c'è Gioia, ora la vado a salut...".

Poi, la doccia fredda.

Non eri tu.

Nè, d'altronde, avresti potuto esserlo.

Tutto questo per dirti che mi manchi ancora, giorno dopo giorno. E che non smetto di pensarti, piccola.

Forse, il vero angelo, l'ho visto solo oggi.
postato da campanellino77 alle ore 18:32 | Permalink | commenti (29) / commenti (29) (pop-up)
categoria: riflessioni, gioia, in punta di piedi, dubbi, facciamoci del male, a cuore aperto, evvabè


lunedì, 06 ottobre 2008

Esperienze mistiche

Ieri sera ho visto un ANGELO.

Giuro.

Con tanto di ali piumate, cane al guinzaglio ed i-pod all'orecchio.

Un figo della Madonna, peraltro (si vede che la sua capa c'ha buon gusto, eh).

A dirla tutta l'i-pod un pò stonava con l'immagine iconografica dell'angelo che mi ero creata nella mia immaginazione.

Poi, però, ho riflettuto sulla circostanza che le vie del Signore sono infinite.
E che le stesse, probabilmente, si adattano ai tempi che corrono ed alla progressiva secolarizzazione della società.
Nell'anno 0 d.C. questi poveretti erano costretti ad apparire nei sogni.
Oggi, una telefonata e via.
Magari pure a carico del destinatario.

Ad ogni modo, mi son distratta un attimo (no, a 'sto giro il povero Alfredo non c'entra nulla. Colpa del distributore di sigarette che si era inceppato: che fosse un segno divino per costringermi a smettere di fumare?) e l'angelo era sparito.

Puff.

V-O-L-A-T-I-L-I-Z-Z-A-T-O.

Nessuna traccia, neppure del cane e dell'i-pod.

Manco più degli angeli ci si può fidare, al giorno d'oggi.
Inaffidabili.
Come tutti gli uomini, del resto.


"Eccalà, è arrivata la chiamata - ho pensato, tra me e me - e non ho neppure provato l'estasi di Santa Caterina. Ma porc... ! Domani mi tocca inviare il curriculum vitae al Monastero delle Carmelitane Scalze. Evvabè, Ale, quando il Signore chiama, tocca rispondere... 'fanculo!".

Al che depressa, malinconica, ma non del tutto scoraggiata, mi sono riavviata verso casa.

Casa, questa, dove mia sorella mi ha prontamente informata dell'esistenza, a Bologna, di questo servizio qua.

Angeli alle fermate
Che dire?

Bè, meno male.

Che magari riesco pure a rintracciarlo.

Mai creduto a quella storia che gli angeli non hanno sesso, del resto.
venerdì, 03 ottobre 2008

Dialoghi surreali

- Trillina, ma ancora ignori che l’uomo ideale è quello che guarda solo le figure?

- No , non lo ignoro. Sto cercando di farmene una ragione.

-Anch’io sto cercando di farmela… una ragione. Vedi come siamo? Noi immanentizziamo il trascendente e voi trascendizzate l’immanente. Non potremo mai capirci.

Adoro gli uomini intelligenti.

Soprattutto quando posseggono l'innata capacità di scrivere qualcosa che mi lasci, rapita ed affascinata, a fissare il mero accostamento di vocaboli e suoni:

"Noi immanentizziamo il trascendente e voi trascendizzate l'immanente".

Non lo trovate bellissimo? Io, personalmente, sì.

Ora devo solo coglierne il significato. Che tanto lo so che lì in mezzo ci sta una critica. Lasciatemi solo capire qual'è che poi gli levo il saluto e lo banno dal blog.

Non temete. Ci arrivo, ah se ci arrivo!