Ebbene sì, lo ammetto.
A muso duro.
Io tremo.
Tremo ogni volta che una mia amica mi comunica di avere una bella notizia di cui rendermi partecipe.
Soprattutto se le brillano gli occhi.
Soprattutto se è fidanzata.
Io tremo e nella mia testa parte una sorta di mantra:
tipregofachenonsiaincintatipregofachenonsiaincintatipregofachenonsia.
Perchè?
Perchè, egoisticamente parlando - ci sono già passata - è come se calasse un sipario.
Fine dei giochi.
FI -NI -TI.
Fine dei balli sui tavoli, fine dei week end al mare, fine delle ferie assieme, fine delle serate a base di negroni.
Fine.
Non ce n'è.
Per quanto ci si impegni - da entrambe le parti - le strade si dividono.
Si rincroceranno, quello sì, senz'altro, ma molto più avanti, dopo tempo.
Quando il bimbo sarà un pò più grandicello e non avrà più un bisogno costante e continuo della mamma.
Nel frattempo, però, hai perso la tua amica che vedrai, improvvisamente, circondarsi di nuove amiche pancione-dotate con cui condividere davvero questa nuova, fantastica esperienza.
Tu sei fuori dai giochi.
Volente o nolente.
Lei mamma, tu non mamma.
Attenzione, con questo non voglio dire che io non sia felice dell'arrivo di questi bimbi.
Li adoro già, sin da quando sono solo dei fagiolini nelle pance delle mie amiche.
Mi limito a constatare la realtà dei fatti.
O ti sincronizzi con le amiche sul concepimento, oppure si crea un baratro che si fa una fatica bestia a colmare.
Poi arriva la parte successiva.
Le amiche ti schiaffano in braccio il pupattolo che, amorevolmente, ti chiama "tia" (zia putativa, ovviamente).
Anni di esperienza da baby sitter e sei perfettamente in grado di cambiare un pannolino mentre racconti una favola ed, al contempo, prepari il ragù e pulisci la cucina.
E parte il temibile attacco delle mamme alle non mamme:
- "Amore, la zia Ale è già pronta, presto avrai un cuginetto o una cuginetta con cui giocare".
- "Eh? Chi? Quando? Dove? Come? Perchè?".
- " Massì, dai, ma che aspetti, Ale?".
Aspetto una persona. Una persona da amare follemente e che mi ami follemente al punto che il coronamento della nostra felicità altro non possa essere che un figlio, o una figlia, insieme. L'orologio biologico ticchetta, ha iniziato il count down. Ma c'è tempo. E c'è vita, in questo tempo. E quel bimbo, o quella bimba, non è nè può essere la realizzazione di sè stessi o di un proprio desiderio ma solo, ed esclusivamente, la realizzazione di un progetto di vita. Insieme. Mano nella mano. Senza quella mano che mi accompagna, continuo a ballare sui tavoli ed ad esserne felice. Ed a cercare di non sentirmi, ed a impedire ad altri di farmi sentire, in ritardo sulla tabella di marcia. Non me ne vergogno. C'è tempo. E c'è vita. E ci sarà amore.
Lo so.
E se non ci dovesse essere, mi resterà sempre il burraco in casa di riposo.
Oh, dicono che ci si fanno dei bei soldi, eh!