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martedì, 08 settembre 2009

La vera storia della rosa.

In verità, la rosa del piccolo principe era una rosa che non voleva un piccolo principe ma un non piccolo non principe.
In verità, fu lei ad andarsene.
Non si sa come, riuscì ad estrarre le proprie radici dalla terra, rimuovere il paravento e lanciarsi nel vuoto.
Il piccolo principe allora capì, perchè è sempre solo allora che si capisce quando per tutto il resto del tempo non si è voluto capire.
Si sentì in colpa e ancora una volta non resse.
Si gettò quindi anche lui, ma in un altro tipo di vuoto.

rosa



Quindi, in verità, non si rincontrarono mai.
sabato, 22 agosto 2009

Dell'amore e altre amenità.

Complici. Di quell'amore che parla una lingua segreta, che conoscono solo gli amanti. Un codice profondo e personale che gli altri possono solo immaginare. Diranno la loro, proveranno ad interpretare, ma non avranno mai ragione. Non capiranno mai davvero. Lì sta il bello: essere uno in due e vivere nel mondo. Complici. E non è solo sesso bollente, o meglio è anche quello, ma è molto di più. E' uno sguardo diverso, una parola di appoggio, un'incomprensione da chiarire, un bacio, una serata da inventare. Senza bisogno che gli altri sappiano, solo la voglia di essere uno in due, semplicemente. Nessun finale già scritto. Sapere qualcosa che gli altri ignorano. Amarsi e proteggersi a vicenda contro invidie e incomprensioni esterne. Fino a capire che la vera forza è proprio stare insieme e che i nemici della nostra felicità non sono gli altri, ma noi stessi. Quando non difendiamo il nostro amore, quando permettiamo agli estranei di entrare senza chiedere il permesso. Chi si ama costruisce una dimensione propria, un nido dove rifugiarsi ogni volta che serve, dove ridere, pensare e condividere i momenti di una giornata, di tutte le giornate.Perchè l'amore non è un vestito che compri già fatto. E' la stoffa più bella e tocca prendere le misure, tagliarla alla perfezione, cucirla bene, fare delle prove, riaggiustarla con pazienza finchè non calzerà a pennello. E allora mi chiedo: è troppo aspettarsi tutto questo?

Sì, eh?

Pazienza.

mercoledì, 10 giugno 2009

Post semiserio

Sì, lo so.

Oramai, l'ho tirata anche troppo 'sta storia del postare cazzate per mantenere una parvenza di vita a questo blog.

In particolare, con delle perle come il post immediatamente qui sotto.

In fondo, saranno solo due mesi che mi ripeto: non appena avrai un pò di tempo, Ale... sapendo, dentro di me, che è la stessa scusa che si utilizza per non fare un figlio ("non appena mi sistemo"; "non appena avrò l'aumento", etc, etc, etc.
Ciccia, se aspetti di sistemarti, se attendi l'aumento, la menopausa ti farà ciao ciao con la manina, disposta ad accoglierti a braccia aperte... ma che dico aperte, spalancate).

Che poi è verissima quella cosa che si dice, ovvero che a scrivere si disimpara.
E' un pò come quando ti dicono: "più dormi, più dormiresti".
Ecco, io, meno scrivo, meno scriverei.

Insomma, bando alle ciance e vediamo di fare un pò il punto della situazione. 
E perdonatemi se questo sarà un post in stile "caro diario"; stile, questo, che non mi è particolarmente congeniale.

Cosa succede, quindi?

Succede che, dopo essermi fidanzata e sfidanzata (mi sa che eravate arrivati sin qui), ne sono successe parecchie, di cose. Ho messo in discussione delle amicizie e ne ho trovate delle nuove. Ho abbracciato molti di voi e di persona, finalmente. Sono stati abbracci caldi, abbracci sentiti, abbracci morbidi, abbracci belli, abbraccci intensi. Ci sono state un sacco di risate. Ho aperto e chiuso storie. Ho sbattuto porte in faccia, a volte immeritatamente, ma solo perchè era facile e la persona dall'altro lato della porta... bè, era debole. A volte non ho perdonato solo per disinteresse.  Altre volte ho trovato calore e amore laddove non me lo sarei mai aspettato. E l'ho vissuto. E l'ho apprezzato. E me lo tengo stretto. Ho ripercorso i vari sentieri dell'accezione del verbo amare; sentieri che credevo quasi dimenticati. Quelle sfumature che non sono grigio; sono piuttosto le calde luminiscenze dei teneri colori pastello. Mi sono legata visceralmente e mi sono allontanata razionalmente.

Ho vissuto. 

Emozioni, risate, condivisione, desiderio, colpa.

Da due anni a questa parte sono finalmente tornata a vivere davvero.
postato da campanellino77 alle ore 14:15 | Permalink | commenti (26) / commenti (26) (pop-up)
categoria: riflessioni, in punta di piedi, a cuore aperto, la vita è una brioche, evvabè


mercoledì, 20 maggio 2009

Lei

20 maggio 2009.

Un anno fa
, a Bologna, oggi, non ha mai smesso di piovere.
Come se anche il cielo avesse voluto unirsi al nostro dolore.

Oggi, a Bologna, splende il sole ed il cielo è limpido.
Come se anche il cielo volesse ricordarla per quello che era: solare e limpida.

Lei.
Che sempre c'è e sempre ci sarà.

Lei.
Che sempre sarà la nostra Gioia.

Gioia
Nei suoi splendidi occhi era riflesso suo marito.
Ora è Lei a essere riflessa nei nostri occhi ed in quelli del suo bimbo.

Mi manchi, Gioia.
Mi manchi come il primo giorno.
Quel maledetto giorno di un anno fa.
giovedì, 09 aprile 2009

Estratto di "Sotto i cieli di Laramie" (Tutti i diritti sono riservati).

Sono Dennis Shepard, padre di Matthew.

Mio figlio Matthew era tutt'altro che un vincente.
Era piuttosto scoordinato ed ha portato l'apparecchio ai denti da quando aveva 13 anni fino al giorno in cui è morto.
Ma, nella sua fin troppo breve vita, ha dimostrato di essere un vincente.

Il 6 ottobre 1998 mio figlio provò a dimostrare al mondo che poteva vincere ancora.
Il 12 ottobre 1998 mio figlio primogenito, il mio eroe, ha perso.
Il 12 ottobre 1998 mio figlio primogenito, che era anche il mio eroe, è morto.
Mancavano 50 giorni al suo ventiduesimo compleanno.
Continuo a chiedermi la stessa cosa che mi sono chiesto appena l'ho visto all'ospedale: come avrebbe potuto cambiare il suo pezzetto di mondo per renderlo migliore.
Matt è morto ufficialmente in un ospedale di Fort Collins, nel Colorado.
Ma, in realtà, è morto nella periferia di Laramie, legato ad uno steccato.

Lei, Sig. McKinney, con il suo amico Sig. Henderson, lo avete lasciato là da solo.

Ma lui non era solo. C'erano gli amici di tutta una vita con lui. Gli amici che lo avevano sempre accompagnato. Probabilmente vi chiederete chi fossero questi amici.

Primo, aveva la bellissima notte stellata; le stelle e la luna che avevamo l'abitudine di guardare al telescopio.
Poi, ha avuto la luce del giorno ed il sole che brillava su di lui.
Nel frattempo, respirava il profumo dei pini che emana la campagna innevata.
Ha sentito il vento, l'onnipresente vento del Wyoming, per l'ultima volta.
Ed ha avuto un altro amico con lui. Ha avuto Dio.
E mi fa stare meglio sapere che non fosse solo.

Matt e la sua storia hanno dimostrato al mondo fin dove può spingersi l'odio che discrimina.
Il male ha prodotto qualcosa di positivo.
Le persone non possono più far finta di non sapere.
Mi manca mio figlio. Ma sono fiero di poter dire che quel ragazzo era mio figlio.

Hanno detto che mia moglie Judy è contraria alla pena di morte.
Hanno detto che anche Matt era contrario alla pena di morte.
Ma entrambe queste affermazioni sono sbagliate.
Anch'io credo nella pena di morte.

Mi piacerebbe molto vederla morire, Sig. McKinney.
Tuttavia, questo è il momento di iniziare il processo di guarigione, di mostrare pietà a chi ha rifiutato di mostrare pietà.

Sig. McKinney, io le concederò la vita.
Farlo è immensamente difficile per me ma io lo devo a Matthew.
Ogni volta che festeggerà il Natale, o il 4 luglio, si ricordi che Matt non può più farlo.
Ogni volta che si sveglierà nella cella della sua prigione, non dimentichi mai di aver avuto l'opportunità e la facoltà di fermare le sue azioni, quella notte.
Lei mi ha derubato di qualcosa di molto prezioso.
Io non la perdonerò mai per questo.

Sig. McKinney, io le do la vita in memoria di una persona a cui è stata tolta.
Le auguro di vivere a lungo e non dimentichi mai di dover ringraziare Matthew per questo.

Grazie infinite.

"I morti saranno commemorati e continueranno a lottare con i vivi. E noi non ce ne andremo via. Non moriremo più di morti segrete. Il mondo gira solo in avanti. Noi saremo dei cittadini. Il tempo è venuto" (tratto da Angels in America).
postato da campanellino77 alle ore 13:22 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: riflessioni, spettacoli, teatro, per non dimenticare, a cuore aperto, ogni onore e gloria


domenica, 08 marzo 2009

Buon 8 marzo 2009

Auguri a tutte le donne.

Auguri a tutte le donne che riempiono la  mia vita, che mi accompagnano, che mi sorreggono se inciampo, che gioiscono delle mie gioie, dei miei traguardi, dei miei risultati, che sanno condividere una risata, che mi perdonano se sono assente e che sanno perdonare se, quando sono presente, lo sono nel modo sbagliato, che non mi giudicano, che mi sorridono, che tendono la mano, che si lasciano consolare, che consolano, che condividono con me le loro vite, che condividono con me la mia vita, che sanno ascoltare, che manifestano le loro fragilità e che manifestano la loro forza, che mi vogliono bene e che me lo esprimono giornalmente.

Auguri a tutte le donne della mia vita, auguri alla mia mamma, ad Alice, Giorgia, Elena, Elena, Simona, Simona, Francesca, Francesca, Irene, Valentina, Sara, Dida, Katia, Lorena, Carla, Stefania, Stefania, Rossella, Annalisa, Emiliana ed a tutte le donne che passano di qua.

Auguri a Ettore, che ha reso il mondo più bello decidendo di nascere due anni fa.

Auguri a Luca, che ha reso il mondo più bello decidendo di nascere qualche anno prima.
venerdì, 20 febbraio 2009

I tempi sono decisamente cambiati. E meno male.

C'era una volta in un paese lontano, una bellissima principessa, indipendente e sicura di sé.

Incontrò una rana, mentre stava seduta riflettendo, sulle sponde di un laghetto incontaminato, in un prato verde vicino al suo castello.

La rana le saltò in grembo e disse:

“Elegante signora, io ero un bel principe, finché una strega cattiva non mi fece un incantesimo. Un bacio da te, comunque, ed io ritornerò ad essere il bel principe che sono e poi, dolcezza, noi ci potremo sposare e mettere su casa nel tuo castello insieme a mia madre, dove tu potrai cucinare per me, lavare i miei vestiti, portare nel tuo grembo i miei figli ed essermene per sempre grata”.

Quella sera, mentre la principessa cenava beatamente con zampe di rana saltate in padella con vino bianco ed una salsa di cipolle, ridacchiava e pensava tra sé:

“Col cazzo!”.
mercoledì, 18 febbraio 2009

Oggi mi sento così.


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Quindi occhio a chi mi capita a tiro.

cupido muerto
venerdì, 13 febbraio 2009

E si riapre. Che trentannieventiquattromesi mica si compiono tutti i giorni.

Come anticipato, riapro in prossimità del mio compleanno.

Perchè vi voglio tutti qua con me, ovviamente.

E riapro con una poesia, speditami qualche giorno fa, in anticipo sul compleanno, e che  considero uno dei regali più belli che mai avrei potuto ricevere.

E che mi convince sempre più che la pelle e le sensazioni che provi nei confronti di qualcuno incontrato in questo spazio virtuale non mentono.

La metto qui.

Per non perderla.
Perchè mi ha commosso e toccato l'anima.
Perchè mi ha fatto tanto ridere e mi ha rischiarato dei giorni bui.
Per ringraziare di cuore.

Un augurio inusuale
per l’hermana virtuale
che nel dì di Valentino
lanciò il primo gridolino.

Nata il giorno dell’amore
s’invaghì di lei il dottore
che per primo fu commosso
e le mise gli occhi addosso.

Di avvofata qui si tratta
grandi occhi da cerbiatta,
canta, recita e saltella
con le gambe da gazzella.

Qualche volta un po’ si abbatte
se con gli uomini combatte
a furbizie sempre adusi
lei li tana ad occhi chiusi.

Senti qua cosa ti serba
la tua sister: un uomo in erba,
se pazienza porterai
signor G. ti sposerai.

Bello, alto e linguacciuto
mai vorrai farlo cornuto,
cresce con virtù speciali
cara nuora con le ali.

Perciò auguri mia fatina
stai serena, sei regina
alla corte della stelle


La tua suocera ribelle.
sabato, 07 febbraio 2009

E si chiude. Per un pò.

Mi dispiace. Mi dispiace tanto. Tutto ciò và contro, nel profondo, alla mia idea di blog. Solo che sono stanca di essere valutata. Stanca di essere misurata. Stanca di essere  rapportata a parametri che non conosco. Ho bisogno di pace e tranquillità, ho bisogno di essere io e di non nascondere. Voi tutti siete i benvenuti, ovviamente. Solo, perdonatemi se per un pò, magari solo qualche giorno, non sarò tanto brillante o simpatica o divertente. Posto che lo sia mai stata.

E' tutto molto difficile, cercate di capire.
giovedì, 13 novembre 2008

In the name of love

Un giorno, un figlio dice al padre:
- Papà, vuoi correre una maratona con me?

E il padre risponde di sì.
Corrono assieme la loro prima maratona.

Un altro giorno, il figlio chiede al padre:
-  Papà, vuoi correre un'altra maratona con me?

E il padre risponde sempre  di sì.

Un'altra volta, il figlio chiede al padre:
- Papà, vuoi correre con me l'Ironman?

L'Ironman è il thriatlon più difficile che esista: 4 km a nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km di corsa a piedi.

E il padre risponde ancora di sì.

lunedì, 10 novembre 2008

La pazienza è la virtù dei forti

Sono lieta di annunciarvi che ho finalmente trovato l'uomo della mia vita.

Ora non mi resta che attendere 16 anni e mezzo che raggiunga una piena maturità.

Ma cosa volete che siano, pochi anni, di fronte al VERO AMORE?

ETTORE6
Quisquilie e pinzillacchere, piuttosto ed anzichenò.

mercoledì, 05 novembre 2008

E io tremo

Ebbene sì, lo ammetto.
A muso duro.
Io tremo.
Tremo ogni volta che una mia amica mi comunica di avere una bella notizia di cui rendermi partecipe.
Soprattutto se le brillano gli occhi.
Soprattutto se è fidanzata.

Io tremo e nella mia testa parte una sorta di mantra:
 
tipregofachenonsiaincintatipregofachenonsiaincintatipregofachenonsia.

Perchè?
Perchè, egoisticamente parlando - ci sono già passata - è come se calasse un sipario.
Fine dei giochi.
FI -NI -TI. 
Fine dei balli sui tavoli, fine dei week end al mare, fine delle ferie assieme, fine delle serate a base di negroni.
Fine.


Non ce n'è.
Per quanto ci si impegni - da entrambe le parti - le strade si dividono.
Si rincroceranno, quello sì, senz'altro, ma molto più avanti, dopo tempo.
Quando il bimbo sarà un pò più grandicello e non avrà più un bisogno costante e continuo della mamma.
Nel frattempo, però, hai perso la tua amica che vedrai, improvvisamente, circondarsi di nuove amiche pancione-dotate con cui condividere davvero questa nuova, fantastica esperienza.

Tu sei fuori dai giochi.
Volente o nolente.
Lei mamma, tu non mamma.

Attenzione, con questo non voglio dire che io non sia felice dell'arrivo di questi bimbi.
Li adoro già, sin da quando sono solo dei fagiolini nelle pance delle mie amiche.

Mi limito a constatare la realtà dei fatti.
O ti sincronizzi con le amiche sul concepimento, oppure si crea un baratro che si fa una fatica bestia a colmare.

Poi arriva la parte successiva.
Le amiche ti schiaffano in braccio il pupattolo che, amorevolmente, ti chiama "tia" (zia putativa, ovviamente).
Anni di esperienza da baby sitter e sei perfettamente in grado di cambiare un pannolino mentre racconti una favola ed, al contempo, prepari il ragù e pulisci la cucina.

E parte il temibile attacco delle mamme alle non mamme:

- "Amore, la zia Ale è già pronta, presto avrai un cuginetto o una cuginetta con cui giocare".


- "Eh? Chi? Quando? Dove? Come? Perchè?".

- " Massì, dai, ma che aspetti, Ale?".

Aspetto una persona. Una persona da amare follemente e che mi ami follemente al punto che il coronamento della nostra felicità altro non possa essere che un figlio, o una figlia, insieme. L'orologio biologico ticchetta, ha iniziato il count down. Ma c'è tempo. E c'è vita, in questo tempo. E quel bimbo, o quella bimba, non è nè può essere la realizzazione di sè stessi o di un proprio desiderio ma solo, ed esclusivamente, la realizzazione di un progetto di vita. Insieme. Mano nella mano. Senza quella mano che mi accompagna, continuo a ballare sui tavoli ed ad esserne felice. Ed a cercare di non sentirmi, ed a impedire ad altri di farmi sentire, in ritardo sulla tabella di marcia. Non me ne vergogno. C'è tempo. E c'è vita. E ci sarà amore.

Lo so.

E se non ci dovesse essere, mi resterà sempre il burraco in casa di riposo.

Oh, dicono che ci si fanno dei bei soldi, eh!
sabato, 25 ottobre 2008

Il bar di una stazione qualunque.

Il bar di una stazione qualunque.
Di Stefano Benni.


Il bar della stazione della città di B. ronzava di gente.

Erano i giorni di punta dell'esodo vacanziero. Truppe valigiate e zainate riempivano e svuotavano i treni, attendevano stremate dal caldo, si accampavano nelle combinazioni più teatrali, dal presepe al bivacco militare.

E soprattutto si accalcavano alle casse del bar, inseguendo glaciali lattine e rugiadose bottiglie che, una volta conquistate, reggevano alte sulla testa come ostensori, o cullavano maternamente tra le braccia. Soldati in divisa guatavano nordiche rosee, chitarre di alternativi sfioravano teleobiettivi di samurai, mamme monumentali controllavano diserzioni di prole, babbi carichi come somari tentavano, con l'ultimo dito libero, di tenere al guinzaglio un botolo scatenato dagli afrori. Pazienti ferrovieri fornivano indicazioni a suorsergentesse di brigate rosariate mentre branchi di giovanetti si spostavano compatti, e le sponsorizzazioni delle magliette si confondevano con quelle degli zaini, tanto da farli sembrare un enorme polipoide pronto a scivolare dentro al treno da un unico finestrino.

Quattro africani, ognuno con la boutique al seguito, cercavano di piazzare mercanzia con alterna fortuna, un quinto riposava sdraiato tra collane, giraffe e occhiali neri, come il sultano di una reggia in liquidazione.

Due vecchie vestite di nero, in transito dalle isole, tagliavano fette di provola per una nidiata di marmocchi in mutande.

Un uomo obeso, sudato, beveva birra a collo e mostrava coraggiosamente al mondo due cosciotti da tirannosauro sboccianti da shorts fucsia con la scritta "SportLine".

Un barbone camminava reggendo nella mano destra una busta con la casa e nella sinistra il guardaroba.

Un'antilope bionda, bellissima, ambrata, avanzò tra i tavoli accendendo i sogni di tutti i militari presenti, ma ahimè, poco dopo la affiancò un Thor in canottiera traforata a riccioli biondi che educatamente si mise in fila troneggiando sopra brevilinei calabresi e sbarbine romagnole già rombanti in pole position per la discoteca.

Si attendeva il 9,06 in ritardo, il 9,42 speciale, il 10,00 seconda classe settori B e C. Tutti erano partenzapèr o arrivodà.

Solo due clienti del bar sembravano indifferenti alla generale eccitazione, come separati dalla folla da un velo invisibile.
Uno era un occhiceruleo, con un vetusto completo kaki, bastoncino di canna e sandali con calzini di lana.
L'altro un uomo tozzo coi capelli corti, occhiali a specchio, e un completo blu di una certa eleganza. Erano seduti vicino all'entrata del bar. Il vecchio, che chiameremo il Parlante, sorseggiava una birra. L'uomo con gli occhiali neri, che chiameremo il Silenzioso, beveva svogliatamente un caffè freddo.

Chiaramente il Parlante aveva voglia di attaccare discorso e il Silenzioso no: ma in queste situazioni un Parlante è sempre in nettissimo vantaggio. Basta che parli. E cosi' fu.
- Certo, ce n'è di gente oggi - esordi'.
- Abbastanza - grugni' il Silenzioso.
- A me non dispiace, - prosegui' il Parlante, per niente scoraggiato dal preventivo mugugno - voglio dire, una stazione strapiena può dare ai nervi, ma una stazione vuota è triste. E poi, non so come spiegarle, questa gente che parte per le vacnze mi sembra più allegra, frenetica, ma piena di buonumore, non trova?
- Se lo dice lei - rispose il Silenzioso dietro la cortina degli occhiali.
- Io non parto - disse il Parlante, ormai lanciato. - Quest'estate resto in città, mia moglie ha dei problemi di cuore, e i medici ci hanno sconsigliato di muoverci, allora mi piace venire qua perchè nel mio quartiere c'è un gran mortorio, sembra tornato il coprifuoco. Qua ci sono tante facce, dei bei giovani, delle belle giovanotte abbronzate. E la gente sembra migliore, ride di più, si chiama a alta voce, scherza. Forse perchè stanno partendo, e sperano di trovare qualcosa di buono là dove vanno. Si parte per questo, no?
- C'è anche qualcuno che sta già tornando - disse il Silenzioso.
- Si', ritornano e allora osservo quelle belle scene che mi piacciono tanto, uno scende dal vagone e guarda in fondo al binario, affretta il passo e poi riconosce la persona che lo aspetta, e le corre incontro. Si vedono degli abbracci che non si vedono tutti i giorni. E certi baci appassionati! E' un momento che ci si vuole bene, magari un'ora dopo si litiga ed è già tornato tutto normale. E si hanno tante cose da raccontare; magari in vacanza non ti è successo granchè, ma raccontandolo tutto si colora, si trasfigura. Anche senza volere, la vacanza diventa più bella di come è stata: le cose brutte diventano quasi comiche, le cose belle diventano uniche. Non trova?
- Non lo so. Non racconto mai quello che mi succede in viaggio...
- Ce n'è anche quelli come lei, che si tengono tutto dentro, come un bel segreto, da coltivare durante l'inverno, come una pianta che si compra in vacanza e si mette sul balcone. E magari tornando si accorgono che gli mancava la loro vecchia città, che sentivano un pò di nostalgia. Il loro quartiere sembra meno noioso del solito. Fanno progetti, si dicono: "no, questo inverno non andrà come l'anno scorso". Magari questi progetti si spengono in fretta, ma che importa? E quelli che partono? Si stancano più a organizzare la partenza che a lavorare una settimana, ma sembrano contenti. Perchè sperano che là, nel posto dove arriveranno, ci sarà qualcosa di nuovo, che cambierà il loro destino. O magari gli basta qualche foto da guardare nelle sere d'inverno. Che ne pensa?
- Penso, - disse il Silenzioso con un sorriso sarcastico - che lei dovrebbe andarci piano con la birra.
- Parla come mia moglie, - sospirò il vecchio - ma vede, dal momento che non parto, non mi va di stare chiuso in casa a mugugnare da solo, o guardare alla televisione gli ingorghi sulle autostrade, o invidiare quelli che sono partiti. Vengo qui e faccio anch'io parte della festa, immagino dei posti al mare o in montagna, o in un'altra città, dove ci potrebbe essere qualcosa di speciale per me. Ecco, guardi quella ragazza: c'ha scritto sulla schiena "Ocean Beach". Se la guardo, già sento aria di mare, e vedo le palme.
- Guardi che "Ocean Beach" è la marca dello zaino. E non sente che qua dentro manca l'aria per la ressa?
- Ha ragione - disse il Parlante. - Si', anche a me spesso la folla dà fastidio. Divento nervoso nelle file, soffoco quando sono circondato dal traffico, mi viene da dar di matto, vorrei roteare il bastone e gridare via, via, lasciatemi un pò di spazio, due metri, tre metri almeno. E poi ci sono i rumori che ti svegliano la notte, i motorini, le facce ostili alla finestra, il nervosismo di quelli che credono di essere gli unici a patire il caldo. Si', qualche volta mi arrabbio, ma poi mi chiedo: vivere insieme in fondo non è questo? Difendere il proprio diritto ad avere un pò di spazio, aria, silenzio, rispetto, speranza, ma senza aver paura di ciò che ci circonda, non vedere nemici dappertutto, invasori, gente che ti passa davanti. Lei, se per strada qualcuno la urta, cosa pensa? Che l'ha fatto apposta?
- Ma che razza di domande, - si spazienti' il Silenzioso - e poi di che rispetto parla, non vede quanti barboni, quante persone inutili, miserabili, disperate, ci sono qua dentro?
- Forse ha ragione. Ma non li guardi nel momento in cui sono feriti, chini a terra, vinti. Li guardi nel momento che si tirano su, che sono allegri, che cercano di respirare. Guardi quel nero: carico come una bestia, va a vendere chissà cosa in chissà quale spiaggia, e canta. E guardi come si gode la sigaretta quella vecchiaccia. E quella coppia di ragazzi, beh, non sono proprio dei modelli di eleganza, ma vede come sono abbarbicati insieme a dormire, li' per terra...
- Si', capisco cosa pensa - prosegui' il vecchio. - Che lei è diverso, che non è affar suo occuparsene. Eppure sono sicuro che anche lei, almeno un giorno della sua vita, era ridotto da far pena. Ma negli ultimi tempi, in questo paese, si fa più in fretta a buttare via la gente. Si è accorciata la data di scadenza come gli yogurt. Vecchio, alè, scaduto. Drogato, alè, non dura un mese. Disoccupato, alè, tanto finisce male. Per carità non vorrei buttarla in politica. Ma di questo passo facciamo cittadini solo quelli che tengono il ritmo del gruppo, non so se lei si intende di ciclismo, o anche peggio, quelli che marciano tutti al passo, o quelli che c'hanno i soldi da farsi portare a spalla.
- Calma, calma, - disse il Silenzioso - altrochè politica, lei mi sta facendo un comizio!
- Ha ragione, sono un chiacchierone. Ma ogni giorno vedo gente diventare cattiva per niente, odiare quella che non conosce, ripetere i tormentoni della televisione invece di dire quello che c'ha dentro. Allora mi arrabbio. E a me, glielo dico subito, se la borsa sale o scende non me ne frega niente. Io vedo se sale o scende l'avidità e la cattiveria. E sa cosa le dico? Ma che miseria, che crisi! Noi siamo un paese che potrebbe esportarla l'allegria, come le arance, aiutare gli altri paesi, potremmo essere gente che regala la speranza, invece di aver paura di tutto e montare le fotoelettriche intorno alla casa.
- Ma che discorsi sconnessi. Ci vorrà pure un pò di ordine - sbuffò il Silenzioso.
- Ha ragione ha ragione, sto esagerando. Volevo solo spiegarle perchè passo il mio tempo qui. Perchè penso che bisognerebbe sempre sentirsi come se si partisse il giorno dopo, o come se si fosse appena tornati. Tutto diventa più prezioso; quello che si lascia e quello che si trova. Il dolore è facile da ascoltare, quello che arriva addosso, urla una voce terribile, è sempre lui a raggiungerti. La speranza è una vocina sottile, bisogna andarla a cercare da dove viene, guardare sotto il letto per poterla ascoltere. O venire in una stazione.
- I suoi sono discorsi da pomeriggio estivo, - disse il Silenzioso consultando l'orologio, - ma mandare avanti un paese è molto più difficile.
- Ne convengo - disse il vecchio sorridendo. - Mi scusi se le ho attaccato un bottone, vedo che lei sta partendo. Beh, spero che vada in un bel posto e che passi una bella vacanza.
- Grazie - disse l'uomo, e si allontanò, fendendo deciso la calca.
- E' difficile parlare con un uomo che ha gli occhiali neri, - pensò il vecchio - non si vede mai cosa pensa davvero. Forse l'ho annoiato. O forse il mio discorso lo ha toccato. Sembra che a certuni perlar di speranza metta paura. Eppure a me questa gente che parte e torna mette allegria. Si' , saran avidi, nervosi, pigri, disordinati, cialtroni, si spingono e si rubano il posto ma hanno diritto di provarci un'altra volta, han diritto di cercarsi un posto migliore, o di tornare a casa e ricominciare. Si, ricominciare almeno una volta prima di rassegnarsi. Non è molto, ma è qualcosa.

Una famiglia gli passò davanti di corsa, il treno stava arrivando. Un bambino correva goffo, trascinando un triciclo rumoroso. La bimba teneva la mano sul cappello di paglia per non perderlo. Il padre aveva un gilè da pescatore a trenta tacshe e naturalmente non trovava più il biglietto. La madre lo perquisiva rimproverandolo. Il barbone, guardando la scena; rise. Il nero addormentato si svegliò sbadigliando come un leone.

Il vecchio aveva finito la birra, si asciugò la fronte e usci', un pò barcollante, sulla pensilina del primo binario. Venendo dall'aria condizionata del bar, fu come tuffarsi nel brodo. Vide il Silenzioso che si avviava verso l'uscita. Gli sembrò che non avesse più la valigia, ma non ci fece troppo caso. Era troppo incantato a guardare la gente. Gli sembrava di aver scoperto qualcosa, qualcosa di importante che gli sarebbe servito per quello che gli restava da vivere.
"Se avessi con me un quaderno ce lo scriverei sopra" pensò.

"Oggi, stazione di Bologna, due agosto di un anno vicino al duemila, ore dieci e venti del mattino, tutti sono allegri perchè partono, e faccio finta di partire anch'io".

orologiostazionebologna
Scritto nel marzo del 2000, dedicato da Stefano Benni a tutte le vittime inermi e innocenti della strage alla stazione di Bologna, dove nel giorno 2 agosto 1980 perirono ottantacinque persone con oltre duecento feriti.

lapide stazione bologna
Post pubblicato su gentile richiesta di Ninomal.

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categoria: riflessioni, racconti, appello, iniziative, in punta di piedi, per non dimenticare, a cuore aperto


giovedì, 09 ottobre 2008

Ringraziamenti

Allora....

(Ale, non si cominciano le frasi con "allora").

(Ah, già).

Dunque...

(E nemmeno con "dunque". Neppure con "cioè", se è per questo).

(Ma ti sembro una persona che possa iniziare una frase con "cioè"?).

(Era tanto per dire).

(La conosci la canzone di Elio e le Storie Tese? Quella che fa "... poi mi infilo il GRILLO in culo..."? Sempre così, tanto per dire, eh!).

(...).

(Qualcosa da aggiungere?).

(No, no...).

(Posso andare avanti, ora?).

(Vai...).

(Bene).

ALLORA, DUNQUE, CIOE'...

(Tiè).

(Sfigata...).

(Cosa hai detto?).

(Niente).

(Hai detto "sfigata" o ho capito male?).

(Hai capito male. Ho detto "orata").

(Orata?).

(Bè sì, è ora di pranzo, no? Pensavo giustogiusto che avrei gradito una bella orata...).

(Mmmmm... facciamo finta di crederci, và...).

(Vogliamo andare avanti?).

(Se te ne stessi zitto un attimo, forse ci riuscirei, no?).

(Ho capito, vado avanti io). Allora, la sfig... la fata qui presente, di cui ho l'onore (e l'onere) di essere il Grillo Parlante, vorrebbe ringraziarvi tutti per l'affetto e la stima che le manifestate giornalmente e di cui la state ricoprendo e dirvi, in soldoni, che vi ama tutti.

(Ennò. Hai rovinato tutto!!!!! Non ci hai messo pathos, passione, sentimento...).

(Ci ho messo tutto, invece. Ho semplicemente riassunto il concetto in tre parole, che se aspettavo te finiva che ti prendevo a botte...).

("Botte"? Hai detto "botte"?).

(No. Ho detto che se aspettavo te finiva che si faceva notte...) .

(Sarà...).

(Che serà, serà, whatever will be, will beeeeeeeeeeee...).

(E' ufficiale, sei rimosso!).

(Ah sì? Rimosso io? Benissimo. Ora chiamiamo la Fata Turchina e ne parliam...).

(Ma chi, quella str... soave creatura? Nonononono. Hai per caso capito "rimosso"? Macchè!!! Ma se ho detto "promosso"...).