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Ma nooooooo!!! Ma era un modo di dire! Azz...

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venerdì, 11 luglio 2008

Mai sottovalutare la forza delle parole

Ci sono parole che sono un balsamo per l'anima e per il cuore.
Parole che intervengono al momento giusto.
Parole che manifestano ciò di cui, probabilmente, si ha già la certezza.

Ma che è tanto bello sentirsi ripetere.

Perchè di certo non si può, di certo non si deve, dare l'amore per scontato.
Mai.

Le metto qui, nel luogo ove racconto la mia vita - nel bene e nel male (forse più nel bene che nel male, ad essere sinceri) - in maniera più o meno diretta ed intelleggibile.

Più per non perderle che per rendervi partecipi.

Che poi tanto lo sapete già che siete comunque i benvenuti.

Perchè voi lo sapete, vero?

Riguardo alla tua risposta al mio commento al blog su Gioia:

Anch'io ti voglio un mondo di bene anche se non ci incrociamo mai; perchè io vivo a Roma e tu a Bologna. Ma i 10 anni passati entrambi a Bologna, fra Gioie, dolori, risate e pianti... quelli non ce li toglie nessuno e per quanto mi riguarda rimangono la base di tutto.
Gli anni successivi, quelli dove ci siamo visti si e no una volta all'anno, sono solo aria passata, leggera e fresca.

A me piace sapere di poterci risentire o vedere dopo mesi e mesi di assenza, togliere il coperchio alla "base" e aggiungere nuove cose come se il tempo non fosse passato.
Certo l'ultima occasione non era la meglio ma io vivo sereno nel sapere che ce ne saranno altre migliori.

Forse solo così non mi rendo troppo conto del tempo che passa e del fatto che la vita di tutti è un po' cambiata - come è normale che sia.

Ciao piccola, ti abbraccio forte.
domenica, 25 maggio 2008

23 maggio 2008

La chiesa era gremita.
Si faceva persino fatica a passare, tante le persone presenti.
Il giusto tributo per la persona  speciale che sei: te la meritavi proprio, una funzione tanto splendida. Resa tale, soprattutto, dalla immensa partecipazione della gente. Strano a dirsi, di un funerale, vero? Eppure non è così per tutti. Diciamocelo, e cerchiamo di non essere inutilmente democratici.

Non tutti sono speciali. Tu lo sei sempre stata. Punto. A prescindere dal fatto che il destino ti abbia riservato un simile, tragico, epilogo.

Un grido si levava, unanime, lì dentro: perchè? Perchè proprio tu, tra tanti? C'è qualche ragione? Se sì spiegatemela, vi prego, che io proprio non riesco a comprenderla. Dov'è la giustizia, dove?

Persino il prete, un ragazzo giovane e bello, che so esserti stato accanto in questi ultimi mesi di calvario, ha confessato - tra le lacrime - di non avere alcuna risposta a quella domanda.

"E' il momento più difficile del sacerdozio. E' il momento che fa vacillare la fede".

Come dargli torto, del resto?

C'erano tutti.
Ma proprio tutti, sai, Gioia?
Come in tante occasioni felici - Natali, Santo Stefano, matrimoni, battesimi - che abbiamo condiviso assieme per oltre dodici anni.

Erano tutti lì per te e per tutti i sorrisi che hai regalato nella tua vita, per la tua forza, per la tua bellezza, per la tua intelligenza, per la tua simpatia irresistibile, per la tua saggezza condita da ironia.

Mi sono riscoperta a cercarti tra la folla, incapace di accettare che tu fossì lì, dentro quella bara al centro di quella grande chiesa.

Vedere la tua famiglia, quella stessa famiglia che mi ha accolta e cullata per tanti anni come una figlia, stretta attorno alla tua bara è stato un lacerarsi dell'anima.
Vedere tua sorella, che mi chiedeva una sigaretta preoccupata che, mentre fumava, "le portassero via la sorella", che mi chiedeva se ci sarei stata, se ti avrei accompagnata sino alla fine, fino a tutta quella terra che ti hanno buttatto addosso. Ogni zolla di quella stessa terra è stata un colpo al cuore.
Vedere tuo marito, sapere che non è arrivato neppure a festeggiare il vostro terzo anniversario di matrimonio. Un amore come il vostro non meritava certo una simile fine.
Vedere tuo fratello, che ha attraversato la chiesa per abbracciarmi e che, solo davanti alla tua tomba, mi ha stretta forte e si è abbandonato ai singhiozzi. Sentire rafforzare l'amore che ho sempre provato per lui, sentirsi lacerare nell'impossibilità di alleviargli questo dolore. Devi essere fiera di lui. Ha scelto un posto davvero splendido per farti riposare, sai? Con un albero tutto tuo, uno degli alberi più belli che io abbia mai visto.

Vedere le tue amiche. Quanti ricordi di voi assieme, il quartetto inseparabile dei tuoi vent'anni. Quanto è stata dura vederle, venerdì, sedute sul prato accanto alla tua tomba.
Manca Gioia.
Questo è quello che abbiamo pensato tutti, credo.


Dei tuoi genitori non riesco neppure a parlare.
Non posso neppure immaginare l'immensità del loro dolore se a me, che ti ho sempre considerata una "sorella acquisita", fa tanto male, se io per prima non riesco a farmene una ragione.

C'eravamo tutti ed eravamo tutti lì per te.
Mancava solo il tuo bimbo, quel miracolo che sei riuscita a compiere nonostante la malattia. In culo alla morte, ci hai lasciato un tributo alla vita. Ma hai sempre fatto tutto bene nella vita, tu.

Nonostante tutto, venerdì c'eri soprattutto tu.
Tu, che sempre ci sarai.

Nel nostro cuore, nella nostra anima, sei e
sempre sarai la nostra più grande Gioia.

Gioia
martedì, 20 maggio 2008

20 maggio 2008

Che pare un giorno come un altro.

Eppure no.

Eppure oggi, con te, se ne è andato un pezzo di vita.
Eppure oggi, con te, se ne è andato un pezzo di cuore.

Eppure oggi, senza te, non ha smesso di piovere.
Mai.
Come se anche il cielo volesse unirsi al nostro dolore.

Ed oggi -  e domani -  hai lasciato e lascerai nella nostra vita un vuoto incolmabile.  Un vuoto colmo di ricordi indelebili.

E da oggi - e da domani - questo è e sarà un mondo peggiore in cui vivere.

E non riuscirò mai a far capire a chi non ha avuto la fortuna di conoscerti il perchè.

E' dura.
E' dura, Gioia.

E quindi, ora, è forse solo ora di salutare.
E quindi ciao.

Ciao, piccola.
Con tutto il cuore, ciao.

Sei stata una delle persone più belle all'interno della mia vita.
Spero che tu lo sappia.
O che, dovunque tu sia, possa comunque saperlo.

Mi mancherai.
Mi mancherai, cazzo.
postato da campanellino77 alle ore 23:10 | Permalink | commenti (25) / commenti (25) (pop-up)
categoria: in punta di piedi, a cuore aperto


mercoledì, 07 maggio 2008

Post sconclusionato

Che ogni tanto ci vogliono pure questi.

I post sconclusionati, intendo, dove sai da dove parti ma non sai certo dove arrivi. Ti metti lì e scrivi e chissà che ne esce. Che sennò, se vado avanti così, finisce che mi piglia pure il blocco del blogger.

Ultimamente, lo so, sto selezionando troppo gli argomenti. Quando ho voglia di scrivere qualcosa sul blog, mi blocca un pensiero: "Ale, ma sei sicura che gliene freghi qualcosa a qualcuno di questo?".

No, certo che no. Non lo sono affatto. Però.

Visto che quel qualcuno a cui non gliene frega una beneamata fava non sarà neppure arrivato a leggere fin qui, ci può stare anche un bel chissenefrega, no? Diamine, non è un esame.


Ecco. Oh.

Quindi di cosa vuoi parlare oggi, Ale?

Boh.

Per esempio, di come l'altro ieri sia stata una giornata pessima. Ero irritabile, ansiosa, lunatica.

Sì, sì.

Più del solito, ovviamente.

(Certo che anche voi. Sempre a guardar il capello, eh?).

Sarà che quando ci si ferma un attimo a tirare le fila delle situazioni, quando si affrontano i bilanci di vittorie e fallimenti, vuoi o non vuoi ci si ritrova un pochettino spiazzati.

Maledetta crisi dei trent'anni.

Dicono che passi verso i 37.
Solo per lasciare posto a quella dei 40, naturalmente. Quindi, pensandoci bene, mi aspettano tre anni di serenità tra circa sei. Che culo.

Evvabè. Insomma, per farla breve lunedì è stata una giornata di messa in discussione di tutto, in particolare delle scelte professionali.

In fin dei conti, lo so da sola che è una stronzata, perchè io avvocato ci sono nata: r
iesco a garantirmi il contradditorio persino con me stessa. Avete presente l'angioletto e il diavoletto che appaiono a Gronk ne "Le follie dell'Imperatore"?

Quegli stronzi.


Che poi, a volte (maledetta abitudine di iniziare le frasi con "che") mi rendo conto che (e ridajje con sto "che"), se mi prende male finisce che disseziono la mia vita con la lente di ingrandimento.

E che, inevitabilmente, prendo delle clamorose cantonate, perdendo il contesto generale.
Vi faccio un esempio.

Nel corso degli ultimi mesi non ho avuto la più pallida idea di dove si fossero andati ad imboscare i miei adorati stivali viola.

Non solo. Ho continuato ad ignorare il problema per lungo tempo senza neppure tentare di porvi rimedio. Chi mi conosce è consapevole di cosa tutto ciò potesse significare. Sinora, l'avevo confessato ad un'unica persona. Quest'ultimo ha esordito un lungo discorso con questro preambolo: "Ale, fino ad ora ero solamente preoccupato per te. Ora, invece, sono decisamente angosciato. Tu non stai bene".

Poi.

La stragrande maggioranza delle volte che avevo a che fare con un uomo - a meno che non fosse l'elettricista o l'impiegato delle poste - mentre il poveretto tentava di intrattenermi con interessantissimi  dettagli relativi al proprio lavoro ed alla propria vita passata sentimental-amorosa, mi ritrovavo inevitabilmente a fare graziosamente "sì sì" con la testolina mentre la mente  ripercorreva, nell'ordine:

a) la percentuale di probabilità che quelle favolose scarpe che avevo visto tre giorni prima fossero già in saldo e ci fosse ancora il mio numero;

b) il calendario dell'anno 2003 di Alessandro Gassman, soffermandosi con particolare attenzione sui mesi di aprile e di ottobre;

c) tutte le posizioni del kamasutra che avrei potuto sperimentare con il barista che ci aveva appena servito il caffè. 

Tirando le fila, quale era la conclusione cui ero giunta? Gravissima e forse incurabile forma di ZITELLAGGIO ACUTO. E, invece, era tutto molto più semplice. Ero solo innamorata (oh, capita anche nelle migliori famiglie), al punto da non vedere nè volere nulla di diverso da una sola persona. Solo che ci ho messo mesi a capirlo. Un genio, insomma.

Quindi semplifichiamo Ale, semplifichiamo.

Che diamine ti è preso, lunedì? La tua vita è davvero così orrenda? No, anzi.

Ho dunque provato ad andare oltre - e, per questo, non posso esimermi dal ringraziare il Direttore, che mi ha indirettamente aiutato ad assumere la consapevolezza del reale motivo per cui mi tirasse tanto il culo.

L'altro ieri era il primo giorno di rientro al lavoro dopo quattro giorni di ferie.

Coincidente con l'ovulazione, peraltro. Tanto per non farsi mancare niente.


Una sana botta di ormoni, soprattutto.
sabato, 03 maggio 2008

Illuminazione

Facciamo un salto indietro.
Mancava ancora che postassi questa conversazione telefonica, risalente ad una domenica pomeriggio di metà febbraio 2008 circa.

Che - prima di oggi e per una serie di ragioni che sarebbe lungo spiegare (ovvero, la persona cui si fa riferimento al termine della conversazione passava spesso di qua) -  non potevo pubblicare e che poi, invece, tra mille impegni ed altri post è rimasta in cantiere.

Tuttavia, rispecchiando detta conversazione appieno la mia personalità - beninteso, nelle già appurate qualità di coerenza, costanza e convinzione nelle scelte di vita - non potevo certo lasciarmi sfuggire l'occasione di rendervene edotti.

Della serie: quando non hai nulla di nuovo da scrivere, rinvanga il passato.

Bene. Andiam pure.

- Ciao bimba, come stai?

- Benissimo, grazie.
- Ah. Uhmmm... ne sei sicura, Ale?
- Sicurissima. Giorgia, lo so che ti parrà strano e che al termine di questa telefonata chiamerai la neuro...
- Ale, se è per questo la chiamerei anche subito, mi  è sufficiente sentire il tuo tono di voce sovraeccitato. Ma sentiamo...
- Ecco. Quello che ti dirò ha senso solo se ti ripercorro per un attimo i vari stati d'animo che si sono succeduti a partire da stanotte...
- Ommiodio. Ale, ma è possibile che tu debba sempre prenderla da Adamo ed Eva.?
- Eddai, ascolta. Sai bene che Tizio stanotte mi ha mollata telefonicamente. Inoltre, sai bene con che scusa. Ora, stanotte ero un filino agitata...
- Un filino?
- Ok, forse più di un filino. Comunque, nell'ordine: stamattina mi sono svegliata incazzata come una pantera con la rabbia. La malattia, non lo stato d'animo.
- Eh, mi pareva...
- Poi ho cominciato a ragionare sull'illogicità di quanto mi ha detto. Mi ha accusata di essere troppo coinvolta ma, onestamente, visto e considerato che ci frequentavamo da un mese e ci saremmo visti - sì e no - quattro volte e visto e considerato che gli ho dato diversi bidoni, insomma visto e considerato tutto, mi è parso un modo di rovesciare su di me quella che, in fondo, altro non era che una sua decisione.
- Infatti....
- Al punto che mi è persino venuto il dubbio di aver capito male
quanto mi ha detto ieri sera. Anche perchè, come sai, ho interrotto immediatamente la conversazione con un rapido "ne parliamo in un altro momento". E poichè lui, oggi, non si è fatto vivo,  ho pensato bene di affrontare la situazione e fare l'unica cosa che mi avrebbe tolto ogni dubbio.
- L'hai chiamato?
- Non proprio. Prima ho chiamato la mia amica e mi sono fatta fare i tarocchi. Poi, visto che questi ultimi mi davano ragione, l'ho chiamato.

- No! E quindi???
- E quindi gli ho chiesto di ripetermi quanto mi ha detto stanotte per telefono. Per farla breve, ha ribadito e blaterato qualcosa in ordine ad un mio presunto eccessivo coinvolgimento e mi ha dato conferma che avevo bene inteso. A quel punto non ce l'ho fatta più e l'ho fermato, dicendogli: "Guarda, interrompiamo questo strazio. Ho colto il concetto di fondo e concordo con la tua decisione di smettere di frequentarci. Avrei solo gradito che tu avessi avuto il coraggio di comunicarmi il motivo reale, invece che millantare di un mio improbabile coinvolgimento che stride con quanto realmente avvenuto. Anche perchè, questo, mi ha addirittura portato a domandarmi se fossi stata IO ad aver  male interpretato quanto mi hai detto stanotte o se fossi TU ad essere completamente matto. Ora, tu convieni con me che non ho compreso male. Lascio a te tirare le conclusioni".
- Ahahahhahahhahahah, gli hai detto così? Non ci posso credere...
- Sì. E che cavolo, Giorgia. Mi va bene tutto, ma per favore non nascondiamoci dietro ad un dito. Se vuoi concludere una storia sforzati - quantomeno - di trovare una scusa credibile, no?
- Hai ragione. E, quindi, ora tu stai bene perchè hai concluso questa storia che, se ben ricordi, ti avevo consigliato di non iniziare neppure...
- No, ovviamente no. Sto bene perchè tutto questo mi è servito per capire di essere innamorata.
- DI TIZIO??????
- Ma sei impazzita? Ma ti pare possibile???
- Ah, scusa se te l'ho chiesto, visto che stanotte eri in lacrime per lui. Anche se, come ti ho detto stanotte, non ti ho certo visto così coinvolta al punto da avere quella reazione...
- Odio quando mi prende la cassa triste...
- Ah ecco, mi pareva... e quindi di chi saresti innamorata?
- Ma di Caio! Ovvio, no???

Scusate, ma voi non lo trovate altrettanto ovvio?
Che c'è di strano, mi chiedo?

- IO LO SAPEVOOOOOOOOOOOOO!!!! Guarda, Ale, non chiamo la neuro solo perchè lo sapevo! Ora, quindi, dirai a Caio che sei finalmente giunta a patti con la circostanza che ne sei innamorata ?
- Uh..... Ecco. Veramente ci sarebbe un piccolissimo problema su cui ho assolutamente bisogno di un tuo consiglio...
- Ovvero? No, Ale, non dirmelo. Ti prego, non dirmi che dopo aver chiamato me stanotte, hai chiamato Caio e hai pianto con lui per Tizio...
- No, certo che no. O meglio: non DOPO aver chiamato te. PRIMA, naturalmente.
- Aleeeeee, cristo!!!!!
- Giorgia, pensi seriamente - conoscendomi - che mi sarei lasciata sfuggire così l'occasione di interpretare Eleonora Duse attaccata alle tende? Bimba, per piacere, non mi sgridare, che già
è difficile così. Senti, piuttosto: dici che se gli dicessi ora che ne sono innamorata potrei risultare poco credibile?
  - Dopo che gli hai scassato le palle alle 2 del mattino e dopo che gli hai pianto al telefono per un altro? Ma no, certo che no... Ale, attendi un attimo in linea. CHE ORA SI' CHE LA CHIAMO, LA NEURO!!!
mercoledì, 12 marzo 2008

Porte

Tu non chiudi mai le porte, mi dicono. Vero. O forse è solamente vero che ci sono porte che non è possibile chiudere, forse perchè ad impedirne la chiusura c'è qualcosa di troppo ingombrante.

E quel qualcosa lascia uno spiffero.
E finisce che a quello spiffero ci si abitua pure, è lì.
E non si può tappare.
E allora ci si mette un maglione in più.
E allora ci si copre meglio, per non avere freddo, sempre per non avere freddo.
E poi, ogni tanto, la vita ti porta a riaprire quella dannata porta per vedere di riuscire a chiuderla, una volta per tutte. Per cercare di eliminare l'ingombro che crea lo spiffero, fosse che fosse la volta buona.
E capita che quello che vedi al di là di quella porta sia bello.
E quasi nemmeno ti ricordavi più di quanto fosse bello.
E quasi nemmeno ti ricordi più della fatica di accostare quella porta.
E la varchi.
E sei felice.

E non si cominciano le frasi con E.











E chissenefrega.