

Allora.
Io sarò stordita eh, non lo nego (anche perchè a questo punto e con tutto quello che ho scritto qua dentro, temo che negare non servirebbe a molto).
Ma su di me non ci faccio nemmeno più caso. Al contrario, mi meraviglio sempre di quanto possano essere stordite le altre persone, in particolare se queste persone sono amiche mie, nella cui intelligenza confido sempre.
No, perchè io le scelgo bene le amiche.
Appunto.
Vediamole.
AMICA NUMERO 1:
- Ehy Ale, come stai?
- Ma insomma... ogni tanto mi domando come faccio ad essere così deficiente. Ieri sera sono riuscita a stirarmi la pancia ed ora ho talmente male che mi sembra quasi di avere un contello conficcato nel ventre.
- Ti sei stirata la pancia??? E come diamine hai fatto?
- Facendo una coreografia di teatro fisico senza aver fatto prima il riscaldamento...
- Abbè, allora non è grave. Pensavo che te la fossi stirata col ferro da stiro!
AMICA NUMERO 2:
- Ale, ma sai che sono venuta a vedere il tuo blog? Solo che non ho capito bene, perchè lì dentro non c'è mica nulla scritto da te...
- Tesoro, scusa, ma che blog hai visto?
- Quello dove c'è l'immagine della donnina con le ali da pipistrello...
- Sì, bè, allora è il mio. Ma guarda che è tutto scritto da me...
- Veramente? No perchè ho visto un sacco di commenti di altra gente allora nel dubbio ho chiuso tutto...
Vi ricordate l'amica di cui vi parlavo tre post addietro?
Quella che, due anni fa, cercava di propinarmi qualunque essere vagamente di sesso maschile pur di accasarmi? Quella che puntualmente, ad ogni uscita, mi faceva “casualmente” incontrare gente assurda finché non l’ho intimata di smettere se non voleva vedere irrimediabilmente compromessa una amicizia quindicennale?
Sì, benissimo. Lei.
Qualche tempo fa usciamo per un aperitivo. Parlando del più e del meno, le racconto di essere stata a cena in un’osteria dove, oltre ad aver mangiato molto bene, c'era un oste che mi aveva colpita. Carino, simpatico, alla mano. Lei salta sulla sedia.
- Parli di Tizio?
- Sì, mi pare si chiamasse così.
- Ma dai!!! Lo conosco, è un carissimo amico del mio fidanzato! Ti piace?
- Beh... sì, dai, abbastanza. Ma sarà impegnato.
- Ma no, è single! Te lo presento?
Avrete capito che odio gli "appuntamenti combinati". Inoltre, dovete sapere che è difficilissimo che mi piaccia qualcuno, ragione per cui in genere è meglio se li evito. Voglio dire, ho una lista di “caratteristiche” che il potenziale candidato dovrebbe possedere per piacermi che temo che neppure l’estratto mensile della carta di credito di Paris Hilton sia tanto lungo.
Tuttavia, quel giorno mi sono detta: e che sarà mai? In fondo è una cena tra amici, poco di più. Inoltre Tizio deve lavorare, quindi non sarà al tavolo con noi. Motivo per cui rispondo alla mia amica:
- Bè, una sera potremmo andare a cena nella sua osteria, così con l’occasione me lo presenti. Però, per favore, a lui non dite nulla.
Come no.
Per farla breve, appena arrivati mi viene il dubbio che qualcosa non stia andando come dovrebbe. Tizio, in quel momento fuori dal locale per fumarsi una sigaretta, mi stringe la mano fissando ostentatamente per terra.
- Ti è caduto qualcosa?
- Come?
- No, niente, è che mi sembrava... niente, scusa.
Tanto per partire bene, eh.
Ci serve la cena, poi si siede al tavolo.
Così, per spezzare il ghiaccio, gli chiedo notizie sulla sua attività.
Comincia a raccontare.
Solo che non racconta a me.
Racconta alla pianta.
E continua così per tutta la serata.
Ogni volta che torna al nostro tavolo, ad ogni mio tentativo di fare conversazione, si ripete la medesima scena. Risponde alle mie domande, per carità. Ma mai a me.
Alla sedia vuota alla mia destra, al quadro alla mia sinistra, al menù del tavolo di fianco, al fidanzato della mia amica.
Confesso che cominciano a frullarmi un filino gli zebedei.
Ammazza, ho capito che non ti piaccio, ma puoi anche sforzarti di guardarmi in faccia mezzo secondo, non sono mica Medusa!
La mia amica, accorgendosi che inizio leggermente a scaldarmi, mi prende da parte.
- Allora, che ne pensi?
- Che non è normale. Parla con gli oggetti.
- Ma no, Ale, parla con te!
- Ma se ha parlato un quarto d’ora con il vasetto di fiori sul tavolo….
- Parlava con te. E' solo che è timido!
- La volta scorsa non era timido.
- La volta scorsa era diverso, stava solo lavorando. Ma con le ragazze è timidissimo.
- Non gli piaccio.
- Sì che gli piaci.
- No che non gli piaccio.
- Sììììì.
- Nooo.
- Cristo, Ale! Ma non hai visto che ha passato metà della serata al nostro tavolo? Non è mai successo, da che lo conosco. E che stasera gli cade tutto? E non hai visto che ha combinato con la coppia nel tavolo dietro di noi?
- No. Che ha fatto?
- Ha servito lui ed è tornato a sedersi. Dimenticandosi di servire la cena a lei. Secondo te perché?
- Uhmmm…. È stordito?
- Dio Ale, quanto sai essere testarda, a volte!
In effetti, ripensandoci. Comunque. E’ chiaro che chiunque, a quel punto, avrebbe compreso che il fanciullo era, quantomeno, fortemente imbarazzato. Ma la sottoscritta, che quando si mette in testa qualcosa non c’è verso che cambi idea, si era fissata che la questione non potesse essere così semplice. Era molto più ragionevole che Tizio mi odiasse, non trovate? Bè, quando si è delle fini psicologhe, in fondo, può capitare di… confondersi. E quindi...
- Senti ma che hai fatto alle braccia, ti sei bruciato?
- No, è eritema. Sono allergico al lattice. I guanti, sai.
Lo so cosa pensate. E’ quello che avremmo pensato tutti, no? Voglio dire, è un argomento di conversazione come un altro, in fondo, no?
- Quindi sei allergico anche ai preservativi?
- Eh? Ehmmm… sì…
- Ah, e quindi come fai? (Eh, quando una è perspicace!)
- Ci sono quelli anallergici ma non sono il massimo…
- E cioè?
- Eh...insomma... non è che...si senta molto, sai...
Solo a quel punto mi rendo conto della inquietante sfumatura di rosso carminio assunta dalla sua pelle. Poi voglio morire. Per levarci entrambi dall’imbarazzo raccolgo la giacca al volo e infilo la porta, urlandogli qualcosa del genere: va bene, io vado a fumare, eh!
Appena giunta fuori, mi accorgo che la mia fuga avrebbe anche potuto essere interpretata come un: Ah, dunque non si tromba? Va bene, ciao, eh!
Sono un disastro.
Ho poi scoperto che gli piacevo.
E anche tanto, peraltro.
Bè, di sicuro ora sono io quella che non avrà mai più il coraggio di guardarlo in faccia.
Lo capite perché sono single, vero?
E dire che non eravamo neppure ubriache. Non più del solito, almeno.
A posto.
KALISPERA A TUTTI.