Vi pare che questo blog
rappresenti una testata giornalistica o un prodotto editoriale ai
sensi della legge n. 62 del 7.03.2001? AHAHAHAHAHAHAHAH! Ma se lo aggiorno a ogni morte di Papa ...
Ma nooooooo!!!
Ma era un modo di dire!
Azz...
Seconda avvertenza inutile
Alcune foto ed immagini inserite in questo blog sono state prese dalla rete e quindi ritenute di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori non citati nelle fonti avessero qualcosa in contrario alla loro pubblicazione, dovranno semplicemente comunicarmi che desiderano la loro rimozione.
SOTTO I CIELI DI LARAMIE
Mercoledì 8 aprile 2009
ore 21.00
ITC teatro
via Rimembranze 26
San Lazzaro di Savena (BO)
ingresso gratuito
The Laramie Project è uno spettacolo teatrale di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project sulle reazioni della popolazione di Laramie, cittadina nello stato del Wyoming, all'assassinio del ventunenne Matthew Shepard, lì avvenuto nel 1998, considerato un crimine d'odio motivato dall'omofobia.
Matthew Wayne Shepard era uno studente dell'Università del Wyoming: venne derubato, legato ad uno steccato e brutalmente torturato da due ragazzi la notte tra il 6 e il 7 ottobre 1998. Shepard morì cinque giorni dopo a causa delle ferite subite.
Durante il processo, i testimoni affermarono che Shepard fu oggetto delle torture perché era omosessuale.
I suoi assassini stanno attualmente scontando la pena in prigione.
Il suo caso, grazie anche alla famiglia che ha scelto di non mettere a tacere l'episodio ma di parlarne in pubblico, è diventato un simbolo contro la discriminazione in tutto il mondo.
Quello che metteremo in scena stasera è una rivisitazione, liberamente tratta dall'omonimo spettacolo americano.
Ed ecco il libretto contenente i numeri musicali dello spettacolo, con la traduzione di quelli cantati in inglese e con il consiglio di leggerli prima di vedere Toonies.
Oggi si comincia con le prove generali e domani… Signori, si va in scena!
Oggi parliamo di uomini.
O meglio.
Oggi parliamo di MASCHI.
Vi state forse chiedendo che differenza ci sia?
Bè, se al termine "MASCHI" date l'inflessione che potrebbe utilizzare una bambina di 6 anni, accompagnata da un'aria velatamente schifata rafforzata della consapevolezza della propria superiorità morale ed intellettuale che spesso viene esternata da affermazioni di grande profondità quali "i maschi? bleah!" .... ecco, vi state già avvicinando al concetto che voglio esprimere circa una certa categoria di "uomini".
(Sempre detto che una bambina di 6 anni è molto più saggia e lungirimirante di una donna di 30 anni, ma lasciamo perdere).
Ebbene, mi raccontava un'amica...
APERTA PARENTESI: giuro che non è la solita vecchia storia dell'amica, Vostro Onore. Anche perchè potrebbe capitare a chiunque CHIUSA PARENTESI.
Dicevo, mi raccontava un'amica di essere venuta a conoscenza di certe affermazioni, provenienti da un "maschio", che definire "azzardate" potrebbe essere considerata alla stregua di una licenza poetica.
Ripercorriamo brevemente gli eventi.
La mia amica (che per comodità, da qui innanzi, chiameremo LA MIA AMICA) è uscita due volte due (e sottolineo due) con un maschio (da qui in poi, MASCHIO).
Ebbene, in queste due uscite due (2) il MASCHIO ha galantamente offerto a LA MIA AMICA, nell'ordine:
a) un aperitivo analcolico (nel corso della prima uscita = costo: 6 euro);
b) una pizza take away e una coca (nel corso della seconda uscita = costo: 8 euro).
Facciamo una botta di conti: 6 + 8 = 14 euro.
Quindi, tirando le somme, il MASCHIO ha "investito" in questo rapporto con LA MIA AMICA, che si concretizza, ricordiamolo, nella fattispecie di DUE USCITE DUE (II, in numero romano), la bellezza di ben 14 (quattordici/00) euro.
Al termine della seconda uscita, pare che il MASCHIO in questione abbia affermato di essere quantomeno indispettito dalla circostanza di essersi trovato a spendere una sì considerevole e rilevante somma di denaro per una donna (leggasi, LA MIA AMICA) che non gliel'ha ANCORA data.
Ora.
Io non voglio farne un discorso moralistico.
Personalmente, comprendo (e condivido) che un uomo, o una donna, possa essere alla semplice ricerca di una trombata ed, a quel punto e nella chiarezza reciproca, non siano necessari nè aperitivi nè cene a lume di candela.
Se il dialogo dovesse svolgersi sul seguente tenore:
- UOMO: Ti va di fare sesso con me?
- Donna: Sì, certo.
oppure
- UOMO: Ti va di fare sesso con me?
- DONNA: No, grazie.
oppure
- DONNA: Ti va di fare sesso con me?
- UOMO: Sì, certo.
oppure ancora:
- DONNA: Ti va di fare sesso con me?
- UOMO: No, grazie.
.... beh, nulla quaestio.
(Nella casistica sopraesposta è contenuto un caso di scuola del cosidetto "periodo ipotetico grammaticale dell'impossibilità", volutamente utilizzato per mera completezza espositiva).
Quello che mi lascia completamente perplessa, basita et allibita è la pretesa che, per il semplice fatto di aver offerto alla donna un aperitivo o una pizza, un uomo (rectius: MASCHIO) avanzi il presunto diritto di portarsi a casa la trombata.
Ora, io mi domando: ma questi maschi possiedono una pur vaga idea delle tariffe delle prostitute?
Io, purtroppo, no.
E, per questo motivo, mi rivolgo a voi: aiutatemi a stilare un tariffario (anche ad occhio e croce).
Sicchè, laddove dovesse capitare a me, innanzi a certe "contestazioni", possa sfilare graziosamente dalla borsetta il fogliettino con le tariffe ed affermare, con gli occhioni flappettosi:
- "Uhmmm... dunque, vediamo... sinora quanto ti sono costata? 15 euro? Con questa cifra potresti ottenere, con un pò di sconto, si intende, una fellatio da una nigeriana. Ti sembro forse nigeriana?".
- Eccipienti: politetraclorotiobenzoazoimminobuprofenilditiazolone citrato, acqua e glucosio vitaminsterilizzato polizuccheratoide.
Effetti collaterali.
Il presente blog potrebbe dar luogo ad alcuni effetti collaterali, quali:
* Febbre;
* Nausea;
* Sonnolenza;
* Impotenza;
* Sindrome di Taunher;
* Morbo di Johnson;
* Patologia della suocera di Johson;
* Teorema di Archimede;
* Sindrome della Signora in Giallo;
* Sindrome del treno che scappa;
* Proprietà commutativa;
* Ipotiroidosi;
* Tua sorella;
* Sindrome di Giurato;
* Ipertiroidosi;
* Cecità;
* Otite;
* Blocco cardiovascolare;
* Allucinazioni;
* Carenza di ferro;
* Ipogoliardosi tincinata;
* Prosfrirordosi respiratoria;
* Irritazioni cutanee;
* Demenza senile;
* Morte cerebrale;
* Eiaculazione;
* Cedimenti ossei;
* Stato di coma permanente;
* Necrosi del miocardio;
* Lebbra;
* AIDS;
* Morte.
Nel caso in cui il blog sia somministrato a minori di anni 12, mesi 4, giorni 21, ore 16, minuti 59 e secondi 36, si possono presentare, oltre a quelli sopracitati, anche i seguenti effetti collaterali:
* Asfissia;
* Sindrome da zerbino;
* Sindrome di Inzaghi;
* Morbo di Smith;
* Peste bubbonica;
* Sindrome di John;
* Patologia di John Smith;
* Dislessia;
* Balbuzie;
* Peste non bubbonica;
* Morte prematura (in tal caso consultare il medico).
Dosi standard.
Applicare un cucchiaio di dimensioni standard, modello 2x3, convenzionate secondo la norma comunitaria del 2002 di Ginevra, ed un cucchiaino di capienza 10,05981 millilitri per i minori di anni 12, mesi 4, giorni 21, ore 16, minuti 59 e secondi 36.
In caso che la temperatura del blog vari dalla temperatura ambiente di più di 2°C, consultare il medico.
Nel caso in cui il blog venga somministrato in altitudine superiore ai 941,19 metri sul livello del mare, inserire un pizzico di streptoenzimoimina pena la vita del lettore.
Nel caso in cui il blog venga somministrato a pazienti affetti da miopia, acne, herpes, cancro o paralisi cerebrale, è consigliabile diluire il forum in 20,48 millilitri di acqua distillata alla temperatura di 4°C imbottigliata da un tempo non superiore di ore 4, minuti 31, secondi 24 in provincia di Cesena.
ATTENZIONE!
Aspettare minimo cinque giorni e sette ore prima di somministrare più post al lettore!
Disclaimer.
Siccome questo post non verrà letto da persona alcuna, o almeno alcuna persona sana di mente potrebbe arrivare a leggere sin qui, mi prendo la libertà di raccontare un po' di cose mie.
Sono una ricercatrice Infasil, sono chiusa in un laboratorio dal 1991, anno in cui mi catturarono, strappandomi ai miei affetti ed alla mia Play Station, sono sfruttata, sottopagata, obbligata a vedere puntate di Beautiful e cambiare pannolini ai bambini.
Vi prego aiutatemiiiii!!
Chiunque legga questo post dica a mio marito che lo amo, a lui lascio tutto il mio amore e i figli da mantenere.
Lascio ogni altro mio avere al mio amante.
Addio.
Mi dispiace. Mi dispiace tanto. Tutto ciò và contro, nel profondo, alla mia idea di blog. Solo che sono stanca di essere valutata. Stanca di essere misurata. Stanca di essere rapportata a parametri che non conosco. Ho bisogno di pace e tranquillità, ho bisogno di essere io e di non nascondere. Voi tutti siete i benvenuti, ovviamente. Solo, perdonatemi se per un pò, magari solo qualche giorno, non sarò tanto brillante o simpatica o divertente. Posto che lo sia mai stata.
Orbene (e senza timore di ritorsioni, ovviamente), quanti di voi se la sentono di sostenere, in tutta obiettività, che il titolo del film è - quanto meno - decisamente riduttivo e fuorviante ai fini dell'individuazione di quelli che sono, in realtà, i VERI PROTAGONISTI del succitato film?
Mi riferisco, naturalmente (come sicuramente avrete già intuito), a PENA e PANICO.
Ditemi la vostra opinione.
Sinceramente.
Ditemi che anche secondo voi detto film d'animazione avrebbe dovuto intitolarsi "Pena e Panico" (o magari solo "Pena").
E non lasciatevi fuorviare dalla trascurabile circostanza che nel musical di quest'anno mi è stato assegnato, del tutto casualmente, il personaggio di Pena.
Che poi, se proprio volessimo dirla tutta, io non ci vedo alcuna somiglianza.
Lo so cosa state pensando.
E la risposta è no.
Proprio NO. Nessuna somiglianza.
Ci sono momenti difficili nella vita di ogni donna.
Momenti in cui la vita la pone di fronte ad un bivio, costringendola a mettere in profonda discussione le proprie scelte esistenziali.
I saldi, per esempio.
Che fare?
Dilapidare interamente il proprio patrimonio perchè delle occasioni così pazzeschenon le capiteranno mai più nella vita e sarebbe come, diciamocelo,sputare in faccia al destino, poichè di certo non possiede quegli stivalidi quella specifica tonalità di grigio che sa perfettamente che se non comprerà immediatamente sarà condannata ad una vita di profonda infelicità?
Perchè una donna lo sa.
Eccome se lo sa.
Lo sa e basta.
Lo sa, come è vero che sa che la sindrome premestruale esiste e che la porterà inevitabilmente a sbranare il primo uomo che - in quei giorni - avrà l'ardire di rivolgerle una mezza parola.
Che non sia, ovviamente, "hai ragione", "sei bellissima", "hai davveroragione", "tutto quello che vuoi", "tu hai sempre ragione".
Insomma, son cose che si sentono dentro, nonostante ogni donna si farebbe crocifiggere piuttosto che ammetterle.
Che, ne converrete, in confronto il processo a Galileo è stata una bischerata.
E si stupirà di questo.
Nonostante le accada, in media, almeno un paio di volte al mese.
D'altronde, se è vero che una donna dimentica i dolori del parto (in caso contrario, temo che a questo mondo saremmo tutti figli unici), perchè il meccanismo non potrebbe essere il medesimo, solo che più frequente?
Ad ogni modo, dicevamo.
Dilapidare interamente il proprio patrimonio (etc. etc. etc.) oppure risparmiare come tante brave formichine per non farsi cogliere impreparate da questa crisi di cui tanto si parla, che in fondo nella scarpiera ci saranno almeno dodici paia di stivali (anche se non di quella specifica tonalità di grigio)? Son problemi, eh.
Che poi finisce che una somatizza.
E poi son cazzi amari.
Perchè tutto ciò potrebbe comportare un calo della libido.
Oppure, in alternativa, un calo di post nel blog.
Tutto questo per dire che, ultimamente (e potendo ancora scegliere tra le due alternative), la fantasia latita.
E, pertanto, il prossimo post verrà probabilmente riciclato da un commento lasciato ad un post altrui.
Non vogliatemene.
A meno che non vogliate sovvenzionarmi quegli stivali di quella specifica tonalità di grigioche - ne sono oltremodo sicura - riuscirebbero a darmi la giusta spinta per risollevarmi da questo baratro di pessimismo e fastidio e ricominciare a scrivere.
Il bar di una stazione qualunque.
Di Stefano Benni.
Il bar della stazione della città di B. ronzava di gente.
Erano i giorni di punta dell'esodo vacanziero. Truppe valigiate e zainate riempivano e svuotavano i treni, attendevano stremate dal caldo, si accampavano nelle combinazioni più teatrali, dal presepe al bivacco militare.
E soprattutto si accalcavano alle casse del bar, inseguendo glaciali lattine e rugiadose bottiglie che, una volta conquistate, reggevano alte sulla testa come ostensori, o cullavano maternamente tra le braccia. Soldati in divisa guatavano nordiche rosee, chitarre di alternativi sfioravano teleobiettivi di samurai, mamme monumentali controllavano diserzioni di prole, babbi carichi come somari tentavano, con l'ultimo dito libero, di tenere al guinzaglio un botolo scatenato dagli afrori. Pazienti ferrovieri fornivano indicazioni a suorsergentesse di brigate rosariate mentre branchi di giovanetti si spostavano compatti, e le sponsorizzazioni delle magliette si confondevano con quelle degli zaini, tanto da farli sembrare un enorme polipoide pronto a scivolare dentro al treno da un unico finestrino.
Quattro africani, ognuno con la boutique al seguito, cercavano di piazzare mercanzia con alterna fortuna, un quinto riposava sdraiato tra collane, giraffe e occhiali neri, come il sultano di una reggia in liquidazione.
Due vecchie vestite di nero, in transito dalle isole, tagliavano fette di provola per una nidiata di marmocchi in mutande.
Un uomo obeso, sudato, beveva birra a collo e mostrava coraggiosamente al mondo due cosciotti da tirannosauro sboccianti da shorts fucsia con la scritta "SportLine".
Un barbone camminava reggendo nella mano destra una busta con la casa e nella sinistra il guardaroba.
Un'antilope bionda, bellissima, ambrata, avanzò tra i tavoli accendendo i sogni di tutti i militari presenti, ma ahimè, poco dopo la affiancò un Thor in canottiera traforata a riccioli biondi che educatamente si mise in fila troneggiando sopra brevilinei calabresi e sbarbine romagnole già rombanti in pole position per la discoteca.
Si attendeva il 9,06 in ritardo, il 9,42 speciale, il 10,00 seconda classe settori B e C. Tutti erano partenzapèr o arrivodà.
Solo due clienti del bar sembravano indifferenti alla generale eccitazione, come separati dalla folla da un velo invisibile.
Uno era un occhiceruleo, con un vetusto completo kaki, bastoncino di canna e sandali con calzini di lana.
L'altro un uomo tozzo coi capelli corti, occhiali a specchio, e un completo blu di una certa eleganza. Erano seduti vicino all'entrata del bar. Il vecchio, che chiameremo il Parlante, sorseggiava una birra. L'uomo con gli occhiali neri, che chiameremo il Silenzioso, beveva svogliatamente un caffè freddo.
Chiaramente il Parlante aveva voglia di attaccare discorso e il Silenzioso no: ma in queste situazioni un Parlante è sempre in nettissimo vantaggio. Basta che parli. E cosi' fu.
- Certo, ce n'è di gente oggi - esordi'.
- Abbastanza - grugni' il Silenzioso.
- A me non dispiace, - prosegui' il Parlante, per niente scoraggiato dal preventivo mugugno - voglio dire, una stazione strapiena può dare ai nervi, ma una stazione vuota è triste. E poi, non so come spiegarle, questa gente che parte per le vacnze mi sembra più allegra, frenetica, ma piena di buonumore, non trova?
- Se lo dice lei - rispose il Silenzioso dietro la cortina degli occhiali.
- Io non parto - disse il Parlante, ormai lanciato. - Quest'estate resto in città, mia moglie ha dei problemi di cuore, e i medici ci hanno sconsigliato di muoverci, allora mi piace venire qua perchè nel mio quartiere c'è un gran mortorio, sembra tornato il coprifuoco. Qua ci sono tante facce, dei bei giovani, delle belle giovanotte abbronzate. E la gente sembra migliore, ride di più, si chiama a alta voce, scherza. Forse perchè stanno partendo, e sperano di trovare qualcosa di buono là dove vanno. Si parte per questo, no?
- C'è anche qualcuno che sta già tornando - disse il Silenzioso.
- Si', ritornano e allora osservo quelle belle scene che mi piacciono tanto, uno scende dal vagone e guarda in fondo al binario, affretta il passo e poi riconosce la persona che lo aspetta, e le corre incontro. Si vedono degli abbracci che non si vedono tutti i giorni. E certi baci appassionati! E' un momento che ci si vuole bene, magari un'ora dopo si litiga ed è già tornato tutto normale. E si hanno tante cose da raccontare; magari in vacanza non ti è successo granchè, ma raccontandolo tutto si colora, si trasfigura. Anche senza volere, la vacanza diventa più bella di come è stata: le cose brutte diventano quasi comiche, le cose belle diventano uniche. Non trova?
- Non lo so. Non racconto mai quello che mi succede in viaggio...
- Ce n'è anche quelli come lei, che si tengono tutto dentro, come un bel segreto, da coltivare durante l'inverno, come una pianta che si compra in vacanza e si mette sul balcone. E magari tornando si accorgono che gli mancava la loro vecchia città, che sentivano un pò di nostalgia. Il loro quartiere sembra meno noioso del solito. Fanno progetti, si dicono: "no, questo inverno non andrà come l'anno scorso". Magari questi progetti si spengono in fretta, ma che importa? E quelli che partono? Si stancano più a organizzare la partenza che a lavorare una settimana, ma sembrano contenti. Perchè sperano che là, nel posto dove arriveranno, ci sarà qualcosa di nuovo, che cambierà il loro destino. O magari gli basta qualche foto da guardare nelle sere d'inverno. Che ne pensa?
- Penso, - disse il Silenzioso con un sorriso sarcastico - che lei dovrebbe andarci piano con la birra.
- Parla come mia moglie, - sospirò il vecchio - ma vede, dal momento che non parto, non mi va di stare chiuso in casa a mugugnare da solo, o guardare alla televisione gli ingorghi sulle autostrade, o invidiare quelli che sono partiti. Vengo qui e faccio anch'io parte della festa, immagino dei posti al mare o in montagna, o in un'altra città, dove ci potrebbe essere qualcosa di speciale per me. Ecco, guardi quella ragazza: c'ha scritto sulla schiena "Ocean Beach". Se la guardo, già sento aria di mare, e vedo le palme.
- Guardi che "Ocean Beach" è la marca dello zaino. E non sente che qua dentro manca l'aria per la ressa?
- Ha ragione - disse il Parlante. - Si', anche a me spesso la folla dà fastidio. Divento nervoso nelle file, soffoco quando sono circondato dal traffico, mi viene da dar di matto, vorrei roteare il bastone e gridare via, via, lasciatemi un pò di spazio, due metri, tre metri almeno. E poi ci sono i rumori che ti svegliano la notte, i motorini, le facce ostili alla finestra, il nervosismo di quelli che credono di essere gli unici a patire il caldo. Si', qualche volta mi arrabbio, ma poi mi chiedo: vivere insieme in fondo non è questo? Difendere il proprio diritto ad avere un pò di spazio, aria, silenzio, rispetto, speranza, ma senza aver paura di ciò che ci circonda, non vedere nemici dappertutto, invasori, gente che ti passa davanti. Lei, se per strada qualcuno la urta, cosa pensa? Che l'ha fatto apposta?
- Ma che razza di domande, - si spazienti' il Silenzioso - e poi di che rispetto parla, non vede quanti barboni, quante persone inutili, miserabili, disperate, ci sono qua dentro?
- Forse ha ragione. Ma non li guardi nel momento in cui sono feriti, chini a terra, vinti. Li guardi nel momento che si tirano su, che sono allegri, che cercano di respirare. Guardi quel nero: carico come una bestia, va a vendere chissà cosa in chissà quale spiaggia, e canta. E guardi come si gode la sigaretta quella vecchiaccia. E quella coppia di ragazzi, beh, non sono proprio dei modelli di eleganza, ma vede come sono abbarbicati insieme a dormire, li' per terra...
- Si', capisco cosa pensa - prosegui' il vecchio. - Che lei è diverso, che non è affar suo occuparsene. Eppure sono sicuro che anche lei, almeno un giorno della sua vita, era ridotto da far pena. Ma negli ultimi tempi, in questo paese, si fa più in fretta a buttare via la gente. Si è accorciata la data di scadenza come gli yogurt. Vecchio, alè, scaduto. Drogato, alè, non dura un mese. Disoccupato, alè, tanto finisce male. Per carità non vorrei buttarla in politica. Ma di questo passo facciamo cittadini solo quelli che tengono il ritmo del gruppo, non so se lei si intende di ciclismo, o anche peggio, quelli che marciano tutti al passo, o quelli che c'hanno i soldi da farsi portare a spalla.
- Calma, calma, - disse il Silenzioso - altrochè politica, lei mi sta facendo un comizio!
- Ha ragione, sono un chiacchierone. Ma ogni giorno vedo gente diventare cattiva per niente, odiare quella che non conosce, ripetere i tormentoni della televisione invece di dire quello che c'ha dentro. Allora mi arrabbio. E a me, glielo dico subito, se la borsa sale o scende non me ne frega niente. Io vedo se sale o scende l'avidità e la cattiveria. E sa cosa le dico? Ma che miseria, che crisi! Noi siamo un paese che potrebbe esportarla l'allegria, come le arance, aiutare gli altri paesi, potremmo essere gente che regala la speranza, invece di aver paura di tutto e montare le fotoelettriche intorno alla casa.
- Ma che discorsi sconnessi. Ci vorrà pure un pò di ordine - sbuffò il Silenzioso.
- Ha ragione ha ragione, sto esagerando. Volevo solo spiegarle perchè passo il mio tempo qui. Perchè penso che bisognerebbe sempre sentirsi come se si partisse il giorno dopo, o come se si fosse appena tornati. Tutto diventa più prezioso; quello che si lascia e quello che si trova. Il dolore è facile da ascoltare, quello che arriva addosso, urla una voce terribile, è sempre lui a raggiungerti. La speranza è una vocina sottile, bisogna andarla a cercare da dove viene, guardare sotto il letto per poterla ascoltere. O venire in una stazione.
- I suoi sono discorsi da pomeriggio estivo, - disse il Silenzioso consultando l'orologio, - ma mandare avanti un paese è molto più difficile.
- Ne convengo - disse il vecchio sorridendo. - Mi scusi se le ho attaccato un bottone, vedo che lei sta partendo. Beh, spero che vada in un bel posto e che passi una bella vacanza.
- Grazie - disse l'uomo, e si allontanò, fendendo deciso la calca.
- E' difficile parlare con un uomo che ha gli occhiali neri, - pensò il vecchio - non si vede mai cosa pensa davvero. Forse l'ho annoiato. O forse il mio discorso lo ha toccato. Sembra che a certuni perlar di speranza metta paura. Eppure a me questa gente che parte e torna mette allegria. Si' , saran avidi, nervosi, pigri, disordinati, cialtroni, si spingono e si rubano il posto ma hanno diritto di provarci un'altra volta, han diritto di cercarsi un posto migliore, o di tornare a casa e ricominciare. Si, ricominciare almeno una volta prima di rassegnarsi. Non è molto, ma è qualcosa.
Una famiglia gli passò davanti di corsa, il treno stava arrivando. Un bambino correva goffo, trascinando un triciclo rumoroso. La bimba teneva la mano sul cappello di paglia per non perderlo. Il padre aveva un gilè da pescatore a trenta tacshe e naturalmente non trovava più il biglietto. La madre lo perquisiva rimproverandolo. Il barbone, guardando la scena; rise. Il nero addormentato si svegliò sbadigliando come un leone.
Il vecchio aveva finito la birra, si asciugò la fronte e usci', un pò barcollante, sulla pensilina del primo binario. Venendo dall'aria condizionata del bar, fu come tuffarsi nel brodo. Vide il Silenzioso che si avviava verso l'uscita. Gli sembrò che non avesse più la valigia, ma non ci fece troppo caso. Era troppo incantato a guardare la gente. Gli sembrava di aver scoperto qualcosa, qualcosa di importante che gli sarebbe servito per quello che gli restava da vivere.
"Se avessi con me un quaderno ce lo scriverei sopra" pensò.
"Oggi, stazione di Bologna, due agosto di un anno vicino al duemila, ore dieci e venti del mattino, tutti sono allegri perchè partono, e faccio finta di partire anch'io".
Scritto nel marzo del 2000, dedicato da Stefano Benni a tutte le vittime inermi e innocenti della strage alla stazione di Bologna, dove nel giorno 2 agosto 1980 perirono ottantacinque persone con oltre duecento feriti.
- Perchè vedi, Ale, il punto è che io mi sento parecchio in ritardo sulla tabella di marcia. La maggior parte delle persone che conosco, miei coetanei, sono già sposati con prole o, quantomeno, con pargolo in arrivo. E' per questo che ho dato un taglio alle storielle ed ora cerco qualcosa di importante.
- Tesoro, perdonami, vorrei farti notare che a) hai 27 anni; b) sei uomo. Non mi pare proprio il caso di farsi prendere dalla fregola dell'orologio biologico. Voglio dire, io che a) ho 31 anni; b) sono donna; cosa dovrei dire, allora?
- Hai ragione, è vero. Scusa se sono stato indelicato.
...
Scusa se sono stato indelicato.
Scusa se sono stato indelicato.
SCUSA SE SONO STATO INDELICATO?
Sono solo io a pensare che, a questo punto, lui avrebbe dovuto dire qualcosa del tipo: "ma che cazzo dici, Ale, sei ancora giovane e hai tutta la vita davanti"?.
Fortunatamente, sono una donna matura e intelligente e l'ho presa bene.